Keep working man
Continua così! E mi raccomando posta i nuovi racconti!![]()
bedwyr-bedrydant
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Bedwyr_Bedrydant
BedwyrBedrydantMi sembra davvero un' ottima idea, il talento ce l'hai tutto.Originariamente Scritto da writer
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Ecco là io vedo mio padre,
ecco là io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli,
ecco là io vedo tutti i miei parenti defunti, dal principio alla fine.
Ecco, ora chiamano me,
mi invitano a prendere posto in mezzo a loro nella sala del Valhalla,
dove l'impavido può vivere per sempre.
Mordred91
kiriranshelo
Mordred91Keep working man
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Fox012345
Dixit WriterPosot il terzo racconto della serie, questo è un po' più lungo, ma anche più avventuroso, questa volta la nostra eroina se la dovrà vedere con un nemico davvero insidioso!__________________PredatoriGli artigli, premuti nervosamente sul legno del vecchio tavolo, scavarono dei solchi profondi, liberando sciami di schegge leggere che volarono in giro.- Sono stanca di aspettare – disse la Eniss dalla pelliccia bruna, annoiata, seduta su una panca lercia e umida.- Dobbiamo attendere gli ordini, sii paziente – rispose quell'altra, dal manto più chiaro, in piedi, appoggiata a una parete, mentre scrutava il bosco da una finestra. - Orson sarà qui a momenti con i nuovi telerilevamenti.- Ci sta mettendo una vita, a quest'ora potremmo già averlo individuato io e te da sole.Si stiracchiò sbadigliando sonoramente e si alzò, scagliando con una mano il tavolo dall'altra parte della stanza.L'altra Eniss si voltò di colpo, sorpresa, quasi a voler protestare. Ma non fu il tavolo in frantumi contro il muro ad attirare la sua attenzione, in realtà guardava verso la porta. Quando la bruna se ne accorse roteò gli occhi verso l'ingresso.La pesante porta del rifugio esplose in un milione di pezzi, un vento gelido invase la piccola stanza e soffiò una nuvola densa di neve polverosa. La bruna non esitò un istante e, con gli artigli e le zanne scoperte, si scagliò inferocita contro qualunque nemico si fosse presentato sulla soglia. Un'ombra enorme oscurò la Eniss e ancor prima di aver varcato l'uscio, l'essere introdusse una mano e afferrò la cacciatrice per la gola. Questa cercò di liberarsi, afferrandogli il braccio e la mano nel tentativo di squartargli la carne con gli affilatissimi artigli. Lo strato di tessuti che componevano la manica si squarciò, mettendo a nudo la pelle bianca dell'arto che nascondeva. Rivoli di sangue scesero dal braccio, segno che la pelle si era lacerata. La Eniss vi si aggrappò con tutto il corpo nel vano tentativo di torcerlo. La mano strinse appena un po' più forte e il collo della cacciatrice si ruppe con uno schiocco. Il suo corpo morto si afflosciò inerte, penzolando dalla mano gigantesca. Il mostro lo scagliò oltre la stanza, contro una finestra, sfondandola. L'altra Eniss riuscì appena in tempo a raccogliere un fucile posato contro il caminetto e ad aprire il fuoco contro lo sconosciuto. La belva avanzò nel rifugio e in un attimo la raggiunse, colpendola con un manrovescio e facendole fare una capriola prima di finire sul pavimento. Quando la Eniss si riebbe, un istante più tardi, vide il fucile spezzato in due davanti a lei. Un guizzo e tornò in piedi e con uno scatto saltò oltre la finestra sfondata. Non vide nemmeno il cadavere della sua simile, ferina galoppava a quattro zampe sulla neve alta, per essere più veloce. Raggiunse il bosco in men che non si dica e vi si immerse svanendo tra gli alberi, arrampicandosi e volando di ramo in ramo per non lasciare tracce sulla neve. Corse a più non posso per diversi minuti, sperando che il gigante fosse più lento e non potesse raggiungerla. Quando si fermò, scese sul manto bianco di una piccola radura e vi si distese, respirando affannosamente. Si rialzò quasi subito, non poteva riposare, doveva raggiungere il campo base e chiedere rinforzi. Camminò nella neve, stancamente, pensando a quanta fatica era costata la missione e che sinora aveva dato scarsi risultati. Infilando le zampe nel manto bianco calpestò qualcosa di morbido. Spaventata per un istante, estrasse quella cosa voluminosa dalla sua coperta candida e la ripulì dalla neve. Era un cadavere. Gli pulì per bene il viso.- Orson! – esclamò, riconoscendolo. Qualcosa l'aveva ucciso già da qualche ora, l'ultima nevicata aveva avuto il tempo di ricoprirlo. Un urlo grottesco squarciò la notte, cogliendola impreparata, una montagna le piombò addosso dal cielo. Riuscì a schivare il colpo quasi per sbaglio e annaspò fra la neve. Uno schiaffo la fece volare contro il tronco duro di un albero. La corteccia era più dura di quanto avesse immaginato. Ed era fredda. Dolorosa sulle sue membra, le parve più fredda di quello che avrebbe dovuto essere. Si rialzò giusto il tempo per vedere un treno correrle incontro, poi la massa del mostro coprì tutta la sua visuale e un attimo dopo il mondo svanì nel nulla, senza più dolore. Anche il gelo scomparve.Nell'hangar, la sagoma di Cristam sfrecciò davanti al primo robot cingolato. Il droide la registrò, ma non riuscì a identificarla con certezza, ruotò il suo pesante corpo di metallo verso la direzione approssimativa in cui la Eniss avrebbe dovuto trovarsi. Cristam balzò oltre il secondo corazzato, che seguiva il primo a pochi metri di distanza, quindi usò la parete oltre di lui come appoggio per i piedi e si spinse indietro per saltare sulle spalle del droide. Quando il primo cingolato fece fuoco, lei era già saltata via, letteralmente volando, finendo dietro di lui. Il droide fece un movimento brusco in retromarcia, nel tentativo di investirla, Cristam sfoderò gli artigli e vi si aggrappò con tutte e quattro le zampe. Le braccia armate con gatling del robot ruotarono molto più in fretta rispetto al resto del corpo e iniziarono a sparare sulla Eniss. Lei si era già spostata sul fianco e stava forzando gli ingranaggi dei cingoli con una lama a ultrasuoni. Il secondo robot aprì il fuoco, lei sgusciò via andando a ripararsi, prima dietro a una cassa, che esplose sotto i colpi dei gatling, quindi nell'intercapedine sotto il pavimento, dopo aver squarciato una grata con gli artigli. Il primo robot era praticamente bloccato, si muoveva a scatti, ruotando sul cingolo rotto. Insieme, i droidi svuotarono i caricatori sul pavimento, riempiendolo di buchi, seguendo la Eniss tracciata dai loro sensori. Poi l'aliena scomparve dai loro sensori. I due droidi si interrogarono a vicenda, inutilmente. Le loro intelligenze artificiali iniziarono a fare supposizioni. Uno dei robot lanciò una granata, che andò a rimbalzare su una parete dell'hangar, quindi rotolò dentro la saletta che fungeva da ufficio, il cui ingresso era stranamente aperto. La Eniss schizzò fuori un istante prima dell'esplosione e corse saltando sulle casse e sulla parete, lasciando dietro di sé la scia dei colpi dei gatling, che ne tracciavano perfettamente la traiettoria. Una pila di casse franò su un droide, rovesciandolo e mettendolo momentaneamente a tacere. Quello col cingolo bloccato iniziò a ruotare su sé stesso all'impazzata, puntando i grossi mitragliatori ovunque. I sensori gli dicevano che la Eniss era ovunque. Cristam balzò fuori e il droide sparò su di lei. L'aliena si muoveva così rapidamente da riuscire ad anticipare il movimento di entrambi i gatling, balzava un metro in là, poi uno in qua e zigzagando raggiunse il grosso mezzo meccanizzato. Afferrò uno dei gatling e con tutta la sua forza lo ruotò verso l'altro. I due gatling finirò in pezzi, distruggendosi a vicenda. Ora Cristam era alla base del droide e facendo leva su un avvallamento del pavimento, con i piedi spinse il robot, ribaltandolo. Un paio di colpi con la lama sulle giunture e in fine, il grosso cingolato si spense. Cristam forzò il lancia granate.Dal cumulo di casse in disordine in mezzo all'hangar, si udì il frastuono del secondo droide che si raddrizzava. I gatling iniziarono a fare fuoco e le casse saltarono ovunque. Una granata gli esplose alla base dei cingoli, una seconda sul visore frontale, una terza lo rovesciò di nuovo.Nella nuvola di polvere sollevatasi rimase solo il silenzio e l'ombra di un muso con lunghe zanne che si aggirava circospetta. Le luci sul soffitto si accesero una dopo l'altra, violando l'oscurità in cui il capannone era rimasto immerso sino a quel momento. Le grandi ante dell'ingresso si spalancarono e la polvere fu risucchiata fuori da una folata violenta. Il fischio acuto del vento del deserto invase l'hangar.Un giovane uomo biondo in abiti chiari, entrò con passo deciso nello spazio interno all'hangar. Si fermò di lì a pochi metri. Ammirando lo spettacolo di quella devastazione, con il fumo risucchiato all'esterno, che si diradava ai suoi piedi, si mise ad applaudire sonoramente e a ridere di gusto.- Meraviglioso! Meraviglioso! - diceva, scuotendo il capo, con sincera ammirazione.Era Salo, il comandante in capo della Sezione 95, le forze speciali che si occupava di crimini irrisolti e criminali latitanti.La Eniss percepì diversi individui che si approssimavano. Uscì dall'ombra e, scuotendosi la polvere di dosso, si avvicinò all'umano che avanzava. Il suo pelo brunito si gonfiò un poco, in tutto il corpo, quindi si ridistese e tornò normale. Il muso da pipistrello puntava dritto di fronte a sé e gli occhi si muovevano rapidi, in cerca di conferme a ciò che le suggerivano gli altri sensi. La lunga coda le si attorcigliò flessuosa attorno a una gamba, le orecchie si orientarono verso il nuovo arrivato per offrire tutta la sua attenzione.- Sei sempre la migliore, Cristam – si congratulò. - Oh, guarda, nemmeno un graffio, non sembri neanche stanca. Ah, se ne ho viste di Eniss combattere, ma come te... hai messo KO quei colossi da quattro tonnellate ciascuno nel giro di una manciata di minuti.- Erano solo due droidi N0DS1 da difesa perimetrale. - A parlare era stata Agata, Ispettrice scelta della Sezione 95, anch'essa una Eniss, ma più anziana della giovane Cristam e dal manto più chiaro. Seguiva Salo a pochi passi di distanza e osservava le macerie attorno a lei con evidente distacco. - Con i proiettili a salve non poteva venire ferita per davvero.- Non è stata colpita nemmeno di striscio – commentò lui, in risposta a quel tentativo di minimizzare – si è allenata a lungo per questo genere di missioni e ormai è con noi da sei mesi. Non è più la selvaggia predatrice che incontrammo all'esterno di quel campo di addestramento, ma un perfetto agente speciale altamente qualificato, addestrato a ogni sorta di tecnologia e in grado di sopraffare qualunque nemico. Hai brillantemente superato anche questo test, Cristam, complimenti.La giovane Eniss fece un gesto di ringraziamento con il capo, quasi un piccolo inchino.Una decina di uomini in tute da lavoro sciamarono nell'hangar, per constatare i danni e iniziare lo smantellamento della struttura che era servita al test.- Sì – proseguì l'Ispettrice – non è stato facile, ma l'abbiamo messa in riga. Ha avuto gli insegnanti migliori, del resto. Vieni Cristam, è ora di andare, qui hai finito.Mentre raggiungevano l'ala da trasporto, che lasciando quel deserto infuocato li avrebbe riportati velocemente alla civiltà, la giovane Eniss guardò più volte Salo, lasciando trasparire una curiosità che non sfuggì alla sua simile, Agata, dotata degli stessi sensi in grado di rivelare le emozioni.- Naturalmente – le disse per precisare – il comandante non fa viaggi a vuoto per occuparsi dei suoi singoli agenti. Stiamo tornando da una riunione dell'Alto Comando di Stalgir e siamo venuti a prelevarti, visto che eri di strada.Stalgir era la città capitale del pianeta e l'Alto Comando era l'ente delle forze armate con poteri più ampi.- In effetti abbiamo un po' di fretta – le spiegò Salo – stiamo coordinando una missione e abbiamo pochissimo tempo. E indovina: sei stata reclutata.Sull'ala, Cristam ricordò la prima volta che volò, quando fu prelevata dal campo di addestramento, sei mesi prima, ancora ignara di come fosse la vita reale, quella al di fuori del deserto. Non meno dura, ma differente. Poi ricordò il suo primo incarico: inseguire dei fuggitivi fra le sabbie, la corsa, la ferita, il verme gigante...Non stavano tornando a Sadir, notò Cristam, osservando il paesaggio. Fissò l'altra Eniss con aria interrogativa, lei stava per parlare, ma fu Salo a intervenire per primo.- Andiamo al Nord – disse serio – a Cadibia. Lì troveremo una squadra in attesa, con tutto l'equipaggiamento di cui abbiamo bisogno. Poi dirigeremo in fretta nella regione Artica. Preparati: farà freddo. Non credo tu abbia visto molta neve sinora, vero?Ai margini della Galassia, attorno a una stella bianca, di classe spettrale F2 e di nome Kerat, orbitava il piccolo pianeta doppio Kalimaher. Kalimaher I era quattro volte più grosso del suo compagno Kalimaher II e distavano l'uno dall'altro cinquecentomila chilometri. Possedevano una rotazione sincrona e si mostravano quindi sempre la stessa faccia. Kalimaher I era inclinato di 30 gradi rispetto all'eclittica e orbitava attorno a Kerat in poco più di tre anni standard. Le intense perturbazioni gravitazionali dovute al compagno e alla stella, erano tali da far ruotare l'asse polare di Kalimaher I come una trottola e riportarlo a indicare di nuovo la stessa direzione in quasi una rivoluzione esatta. Questo fattore, unito alla particolare inclinazione del pianeta, creavano delle stagioni estremamente lunghe e con enormi escursioni termiche. Le zone tropicali erano perennemente avvolte nel caldo torrido e caratterizzate da un immenso deserto di sabbia. Le altre, attraverso un ciclo che durava secoli, passavano alternativamente da un clima caldo e pluviale, con il sole che non tramontava mai, a uno polare e immerso nelle tenebre.La città di Cadibia sorgeva poco più a Sud del sessantesimo parallelo, con il sole che si faceva vedere solo per poche ore al giorno, avvolta e spazzata dai venti caldi che provenivano da Sud e quelli gelidi da Nord. La neve cadeva spesso, ma durava poco, sciolta poche ore più tardi dall'aria temperata che saliva. Cadibia era una metropoli e un'importante località commerciale e militare.Da nord si affacciavano delle dense nubi nere, che rendevano spettrale il cielo e il sole al tramonto a ovest, colorava l'orizzonte di un rosso incandescente. L'ala si posò all'interno di un ampio hangar interrato, passando attraverso l'apertura sul tetto, che si richiuse subito a diaframma.All'interno del bunker, in una saletta riservata, si riunirono alcuni membri della squadra in partenza.Le sedie erano tutte rivolte verso un monitor ampio quanto la parete. Dopo rapide presentazioni dei componenti, Salo si posizionò in prima fila, seduto di fianco a Cristam. Agata in piedi, vicino al monitor, indicava una regione in una mappa e spiegava.- Attualmente il nostro obiettivo si trova approssimativamente in questa zona. - Descrisse un piccolo cerchio con un artiglio. - Il veicolo con in quale è fuggito un mese fa è stato abbattuto con un laser da un intercettore satellitare. Da allora l'obiettivo si sposta a piedi, è veloce e si mantiene nascosto nei boschi della tundra. Ci risulta impossibile determinare la sua posizione via satellite, in quanto i rami degli alberi sono coperti di neve e non possiamo osservare il sottobosco troppo bene. Sicuramente sfrutta la neve per nascondersi dai sensori termici. Nemmeno la poca luce delle ore diurne ci consente di rilevare alcuna traccia. Tutte le attuali informazioni che abbiamo sui suoi spostamenti ci derivano da indagini effettuate in loco. Le tre squadre di ricerca che ci hanno preceduto nell'ultimo mese sono state annientate dall'obiettivo. Alcuni agenti sono ancora dispersi e non ne abbiamo avuto più notizia. È imperativo fermare l'obiettivo prima che esso raggiunga le stazioni polari, qui, nell'estremo nord. Non sappiamo quale siano le reali ragioni che lo spingono in quella direzione, ma le stazioni polari ospitano centri di ricerca di importanza planetaria e l'obiettivo potrebbe comprometterle. Non abbiamo scelta: dobbiamo fermarlo con questa missione, entro le prossime ore. Se falliamo, non riusciremo a riorganizzarci in tempo.Un capitano con un un'uniforme dell'esercito alzò la mano. - Esattamente, con chi abbiamo a che fare? Non si tratta di una Eniss, vero?- No – confermò Agata. – La natura dell'obiettivo deve rimanere un segreto per chiunque, tranne per noi, s'intende. In effetti questo individuo ufficialmente non è mai fuggito, non esiste. Non verrà pubblicato alcun rapporto in proposito. L'intera operazione è e rimarrà della massima segretezza.- Ma da dove è uscito questo fenomeno? - questa volta a parlare fu un ufficiale con i gradi da Maggiore.- Come sapete, le Eniss sono opera dell'ingegneria genetica dei Tleilaxu e vengono impiegate su Kalimaher e pochi altri pianeti, avendo stipulato con i Tleilaxu stessi un patto commerciale. Tuttavia i Tleilaxu stanno realizzando nuovi prodigi della genetica, da usare come soldati e infiltrati e per i quali si teme non stipuleranno alcun contratto con noi, ma piuttosto con altri pianeti con cui avrebbero raggiunto già degli accordi. Così... l'Alto Comando ha deciso di realizzare dei laboratori in cui sviluppare dei nuovi prodotti indipendentemente. Uno di questi prodotti si è liberato dal controllo ed è scappato, non senza prima aver massacrato un centinaio di persone, fra ricercatori, tecnici e soldati di guardia.“Quello che ci è stato svelato sull'obiettivo non è poi molto e ci dovremo accontentare. Sappiamo che è più forte di una Eniss, che è veloce, intelligente e in grado di resistere a regimi estremi, come il freddo polare e pochissimo cibo.”- Signori – disse Salo, rompendo gli indugi – i vostri incarichi sono stati assegnati e li avete già ricevuti, non possiamo perdere altro tempo prezioso.E così dicendo terminò il briefing.- Cristam – disse Agata, mentre salivano su un'ala speciale, per il trasporto nelle zone polari. – Come ho spiegato prima, l'obiettivo non è visibile dall'altro: il tuo compito sarà quello di condurre le operazioni a terra. Una squadra verrà con te. Piazzerà una rete di telerilevatori, consentendoci così, se abbiamo fortuna, di individuare e tenere sotto sorveglianza l'obiettivo. Vista la pericolosità, catturarlo è escluso. Il tuo compito successivo sarà quello di raggiungerlo e abbatterlo. La squadra di supporto ti sosterrà sino a quando potrà, è sacrificabile e dubito durerà a lungo.Si fermò per un momento e la guardò in faccia. - Nessuno ha mai affrontato un nemico simile uscendone vivo. Tu dovrai farlo, chiaro?La Eniss annuì senza alcuna espressione nel volto, o emozione visibile.Quando entrarono nella cabina dell'ala, un nutrito gruppo di soldati si mise sull'attenti, disponendosi su due schiere, aprendo un corridoio per lasciar passare le Eniss. Cristam e Agata presero posto sui sedili in fondo, riservati agli ufficiali comandanti. Agata sedette per prima. Cristam rimase qualche lungo istante a osservare gli umani ancora in piedi e immobili. Erano dieci uomini.- È una delle squadre che verrà con noi, giusto? - chiese.- Questa è la tua squadra! - esclamò la Eniss più anziana. - Loro sono al tuo comando. Non te l'ho ancora detto? Ah, no, non l'ho fatto. Sei stata promossa Sergente.Il Sergente Cristam si sedette e subito dopo fu imitata dagli umani.“Sergente” pensò lei. Non ricordava da quanto tempo non si sorprendeva così. “Mi sono davvero meritata i gradi?” Pensò agli uomini di fronte a lei. Non aveva idea di come si comandava una squadra.“Tutti loro moriranno.” pensò.La tundra era avvolta nella notte. Attraverso le paratie dell'ala si udiva il fischio insistente del vento gelido all'esterno. Stavano sorvolando la foresta a un chilometro di quota, con i fari spenti e i motori silenziati. Letteralmente galleggiavano nell'aria a luci spente e senza emettere un suono per non allertare l'obiettivo. Gli alberi sottostanti si vedevano appena, come fitte macchioline nere sullo sfondo grigio della neve. Kalimaher II si scorgeva al di sopra di una zona montuosa, verso il tramonto e illuminava debolmente la grande vallata con una falce sottile.- Lo stormo dei droidi volanti sta rientrando – avvisò Agata, l'avevano appena informata tramite auricolare. - Le altre ali della flotta in missione hanno inviato altri stormi, così da coprire le vallate circostanti. I droidi hanno rilasciato una pioggia di scanner, che giunta a terra tra poco ci darà informazioni dettagliate.Cristam ascoltò attentamente, era impaziente di entrare in azione, Le sembrava di sentire l'odore di una preda, di percepire la paura di un animale braccato, ma si stava ingannando, era confusa dai molteplici segnali provenienti dai soldati della squadra. Li sentiva eccitati, alcuni preoccupati, altri rabbiosi, vogliosi di sparare a un qualche bersaglio. Riusciva a comprenderli, ma guardandoli bene, pensando alla gracilità dell'essere umano, non riusciva a concepire come potessero starsene lì, tanto fiduciosi di sé stessi, come fosse assolutamente normale, in attesa del momento in cui sarebbero periti di morte violenta.- Ecco ci siamo – esclamò l'altra Eniss – ci stiamo spostando ora, raggiungiamo l'epicentro della zona con maggior probabilità di trovare l'obiettivo. A calcolare le posizioni possibili è un computer – spiegò lei, sperando che Cristam la stesse ascoltando – utilizza vari parametri geografici e un modello di comportamento del soggetto. Ma non è infallibile, per cui avremo la posizione con una tolleranza di tre chilometri. Poi toccherà a voi scendere e individuarlo. Ci siamo quasi, preparatevi.Cristam si alzò e afferrò una tuta che le era stata consegnata. Si cambiò rapidamente, la tuta si strinse attorno alle sue forme, era costituita di un materiale super resistente al freddo e alle abrasioni. La copriva interamente, dandole l'aspetto di uno spettro bianco. Aveva una sede perfetta per la coda, riusciva ad agitarla senza problemi al pari di una frusta. Poteva muovere qualsiasi articolazione senza percepire resistenze e le orecchie udivano benissimo. Era stata studiata apposta per lei. La tuta era spessa, ma leggera, pochi istanti dopo averla indossata non la sentiva più e aveva l'impressione di essere nuda. La libertà di movimento era un'esigenza fondamentale per il suo lavoro.- Siamo sopra la zona di atterraggio. Sarete paracadutati da questa quota in trenta secondi.La squadra si mise in riga e si voltò in direzione della coda dell'ala.Mentre il portellone si apriva lentamente, un vento gelido fischiò all'interno della stiva. Cristam raccolse il paracadute. Dei fiocchi di neve saettarono all'interno, vorticando rapidi prima di fermarsi.- Appena giungerete al suolo il comando passerà a Cristam. Pronti a uscire al mio via... via!I venti uomini si lanciarono velocemente uno alla volta, per ultima Cristam, senza esitare un istante corse e balzò dal portellone abbracciando il vuoto. Non sentiva freddo, la tuta era perfettamente termalizzata. Una piccola riserva di ossigeno sulla maschera la riforniva d'aria. Sentiva la pressione dell'aria sul suo corpo e ricordò le esercitazioni di paracadutismo. Le ritornarono in mente tutti i passaggi chiave per spostarsi in volo e per un corretto atterraggio, anche nel caso in cui né il paracadute principale, né quello di riserva si fossero aperti. Una volta le avevano fatto un test, dandole un paracadute difettoso, per vedere se sopravviveva.Mano a mano che scendeva di quota il vento le portava odori della foresta, alcuni venivano da lontano, trasportati per centinaia di chilometri. Il secondo pianeta rischiarava il cielo in modo surreale. Cristam non aveva mai visto la neve e adesso scendeva con essa, un gigantesco fiocco portatore di morte. Ebbe la sensazione di essere l'ultima persona rimasta nel mondo, come se dovesse cadere per sempre, avvolta da una pace infinita. I suoi occhi si adattarono immediatamente alla visione notturna, anche senza apparecchi infrarossi artificiali. Riconobbe la sagoma di alcuni umani che scendevano sotto di lei. Apparvero uno a uno nel suo campo visivo, si stavano radunando, prima di aprire i paracadute. Lei cercò di raggiungerli. C'era una radura di fronte a lei, indicata dal visore tattico sulla maschera come la zona di atterraggio. Raggiunta una quota ben precisa, i paracadute si aprirono in successione e la squadra toccò terra sul manto soffice, distribuendosi nella radura, senza disperdersi. I paracadute si chiusero automaticamente e una volta tolti dalle spalle, la squadra li nascose sotto la neve. Cristam e i soldati non lasciavano impronte, gli scarponi della tuta possedevano delle racchette speciali che cancellavano da sole le impronte a ogni passo.Una cassa di armi atterrò vicino a loro, gli uomini l'aprirono, la svuotarono e la nascosero. Un soldato si avvicinò alla Eniss, era il capo squadra Simon Ronald. Le consegnò un fucile al plasma, veloce e ultraleggero, le agganciò alla spalla il caricatore da mille colpi, dopodiché si mise sull'attenti e le mandò un messaggio sul visore: “Squadra pronta e in attesa di ordini, Signore.”“Raggiungiamo il centro dell'area indicata dal computer. Non sparate senza un mio preciso ordine, almeno che qualcosa non vi stia aggredendo. Rimanete nel silenzio più totale. Raduni la squadra.”“Molto bene, Signore. Il Comando in volo ci segnala un supporto di cinque navette Stig a cinquanta metri di quota, armate di cannoni a neutroni.”“Ottimo. Procediamo, io starò davanti, voi non rimanete indietro.”“Agli ordini, Signore!” Fece cenno alla squadra di seguire il comandante.Cristam osservò gli alberi che la circondavano. La foresta avvolta dal freddo era un animale silenzioso e sospeso nel tempo, in attesa delle prede. Un serpente appoggiato su di un ramo, perennemente in procinto di cadere sugli ignari animali di passaggio. Gli spettri dei morti si aggiravano in cerca di vendetta, incapaci di distinguere gli amici dai nemici. Un avversario temibile si nascondeva, invisibile agli occhi, agguerrito e colmo d'ira. Così Cristam si lasciò penetrare dallo spirito della foresta e anche se non era esattamente il deserto in cui era nata e cresciuta, si sentì un pochino a casa.Un messaggio apparve sul visore: “Perché non nuclearizzano la zona e la fanno finita?” Era stato inviato dal soldato Marc.“Forse perché ne vogliono recuperare il corpo” rispose Steven, “mica incenerirlo.”“Chi ti dice sarebbe sufficiente ad abbatterlo?” chiese Simon.“Per la miseria, stiamo parlando di un essere vivente, o di un dio?”“Basta!” scrisse la Eniss, “Dobbiamo essere più veloci di lui e pronti a colpirlo. Concentratevi. Avanziamo, ora.”Cristam si spostò velocemente fra gli alberi, le racchette non sprofondavano e assorbivano il rumore della neve premuta. Correre non era affatto faticoso. Erano mimetizzati, la tuta non rilasciava il calore del corpo, erano invisibili. Se non fosse stato per il volume d'aria che spostavano muovendosi, sarebbero stati dei veri fantasmi.Il vento fischiava fra gli alberi, trasportando folate di neve che si infrangevano sui loro corpi e sulle maschere, creando momentanei veli di bianco striato. Un cumulo di neve scivolò da un ramo, finendo nel manto spesso e producendo un rumore soffocato. Tutti si voltarono all'unisono, puntando i fucili.“Solo la neve” riferì Cristam, dopo aver indagato eventuali presenze tramite i suoi sensi di Eniss.La foresta aveva qualcosa di strano, lei lo sentiva, non erano la suggestione, o la novità del luogo per lei, c'era qualcosa di reale lì attorno, c'erano tracce evanescenti della presenza di un grosso bestione. Sentì un odore appena percettibile, proveniva dalla corteccia dei rami. L'odore di un maschio. Non avvertiva la presenza di altri possibili animali delle dimensioni dell'obiettivo. Soltanto piccoli roditori in letargo, nei tronchi degli alberi, o nelle tane sotterranee. Un uccello rapace osservava dalla cima di un albero alto.Poi il vento si fermò.Cristam percorse alcuni passi veloci, si chinò sulla neve e raccolse un oggetto. Era uno degli scanner lasciati cadere sul territorio pochi minuti prima. Era stato smosso e poi abbandonato. Qualcosa l'aveva stritolato, era rotto.“È passato di qui.”I soldati diedero qualche segno di agitazione.“Non ha alcun equipaggiamento” commentò Steven, “dovrebbe essere facile stanarlo. Non può rendersi invisibile, la neve lo deve rallentare.”“Il soggetto è una macchina da guerra, non sappiamo con precisione di cosa sia capace su questo terreno. Da questa parte, venite.”Cristam aumentò l'andatura, la mappa sul visore le indicava la posizione del centro della zona coperta dagli scanner.“Ancora nessun rilievo diretto da parte degli scanner” riferì Simon. “Ma siamo sicuri non abbia già abbandonato la zona?”“Non è lontano...” la Eniss era una sola cosa con la debole traccia che percepiva. “Sa che siamo arrivati.”“Ci manca solo che abbia anche la nostra posizione” rispose sarcastico un altro soldato, Ferdinand.“Finché saremo veloci potrà solo fare delle ipotesi su dove ci troviamo. Dobbiamo prenderlo di sorpresa.”Il centro della zona era una bassa collina in mezzo alla valle, gli alberi si diradavano, la neve scese più fitta. Le navette di supporto si fermarono sopra la collina e si abbassarono di quota.Erano giunti sulla cima.“C'è una trappola!” esclamò Marc. “Una cazzo di trappola!”Cristam si avvicinò al soldato che puntava di fronte a sé. Fra due tronchi c'erano delle sottili corde tese e in alto si intravedevano dei grossi spuntoni metallici, probabilmente tesi e pronti a scattare come proiettili.“Non toccate nulla” ordinò il Caposquadra. “Comandante, riesce a percepirlo? È vicino?”La Eniss si concentrò, ma non sentiva più nulla, scosse la testa. Si chinò e con un artiglio sfiorò appena una delle corde, sembrava preparata di recente.“Quell'idiota pensava ci saremmo caduti sul serio?” domandò Steven e fece una piccola risata.“Da questa parte, seguitemi e occhi aperti” Cristam scelse uno stretto percorso fra gli alberi, che non fosse troppo allo scoperto, dopo pochi metri individuò una nuova trappola.Uno dei soldati ne trovò una terza e in breve furono costretti a muoversi cambiando direzione più volte. Il computer ricalcolò la zona e inviò loro nuove coordinate.“Si sta spostando” commentò Simon. “Con tutte queste trappole non possiamo seguirlo velocemente. Ma quante diavolo ne ha messe?”“Forse dovrebbero recuperarci con le navette e spostarci in volo più avanti” propose Marc.“Se le navette scendono, l'obiettivo ci individuerà all'istante” fece notare Cristam.Si trovarono di fronte a un pendio improvviso, alla base sembrava che la neve fosse stata rimossa per circa un metro quadro. Cristam scese rapidamente e si fermò al bordo del piccolo spiazzo. Il terreno era ghiacciato. Al centro di esso erano depositati alcuni oggetti. Lei allungò una mano e raccolse quelli che avevano tutta l'aria di essere dei macabri resti. Erano artigli e zanne di Eniss. Li portò vicino al muso e li annusò attentamente. Sangue. Odore di sangue di Eniss. Di pelle di maschio, dello stesso che aveva sentito nelle cortecce. Quegli artigli avevano inciso la pelle, ma non la carne. Frammenti di legno e... paura. In fine una folata d'aria le portò la puzza di esplosivo...Cristam alzò atterrita lo sguardo verso i suoi uomini.- Correte! - gridò, mentre balzava a sua volta lontano da quella posizione.Gli uomini si guardarono velocemente intorno in cerca di una via di fuga, ma ovunque posassero gli occhi c'era il rischio di tirare una corda con un piede e far scattare una trappola. Non dovettero aspettare più di un secondo, si udì un fischio, corde tirate all'unisono sollevarono ovunque sbuffi di neve. Dei dischetti si sollevarono da sotto il manto bianco e rimasero a roteare per aria, un istante dopo esplosero contemporaneamente.La palla di fuoco incendiò gli alberi lì attorno, lo spostamento d'aria sollevò una nube di neve e vapore, formando una spessa nebbia che investì anche le navette. I velivoli di supporto scesero con gli scanner e i cannoni spianati, nel tentativo di osservare cosa stesse accadendo sotto la coltre di fumo e vapore. Uno degli scanner individuò un corpo muoversi nella sua direzione alla velocità di un siluro. La navetta impattò contro qualcosa di massiccio e la sua traiettoria fu deviata. La cabina di pilotaggio fu ripetutamente sottoposta a colpi pesantissimi e il pilota fu sballottato violentemente, in fine questi perse il controllo del veicolo e, disperato, iniziò a sparare a caso con il cannone al plasma. Alcuni alberi furono abbattuti e un ultimo colpo centrò in pieno una seconda navetta, che precipitò incendiata. Il veicolo fuori controllo andò a sbattere contro un terzo velivolo e insieme collassarono.Sulle due navette rimaste i piloti erano incerti su cosa stesse accadendo. Fecero fuoco su ogni possibile bersaglio individuato dagli scanner. Più esplosioni avvolsero il terreno in un inferno di fiamme. I detriti proiettati lontano incendiarono gli alberi in una vasta area, la foresta stava bruciando.I piloti chiesero di potersi ritirare, ma dal comando generale gli fu negato il permesso, gli fu invece ordinato di alzarsi di quota e individuare i sopravvissuti.Cristam strisciava lentamente a circa mezzo metro sotto la coltre di neve. Il suo balzo le aveva evitato di venire investita dall'esplosione diretta. Tuttavia l'onda d'urto diffusa l'aveva intontita e per alcuni istanti aveva perso i sensi. Le esplosioni successive avevano bruciato l'ossigeno, facendola quasi soffocare. Il calore prodotto aveva saturato le capacità della tuta e fatto saltare il visore sulla maschera. La neve stava raffreddando il calore assorbito dal corpo della Eniss e lei si stava via via riprendendo dallo shock termico.L'obiettivo doveva essere lì attorno, aveva percepito i suoi passi più volte, era incredibile come potesse muoversi senza problemi in quell'inferno. Se Cristam rimaneva immobile e cercava di controllare il respiro e il battito cardiaco, sapeva di poter resistere senza essere trovata. Almeno per un po'.Si chiese come potesse aver sistemato tutte quelle trappole, doveva avere un'abilità straordinaria. E gli esplosivi da dove saltavano fuori? Li aveva razziati da qualche parte e li aveva portati con sé, poi, sapendo che gli davano la caccia, aveva aspettato i suoi inseguitori.Udiva gli schiocchi del legno che bruciava, la neve che si scioglieva al calore e i nuovi fiocchi che colpivano la coltre sopra di lei. Udì il respiro pesante di un umano sopravvissuto. Il soldato strisciava sulla neve, ansimava ferito e tastava fra la neve in cerca della sua arma. Cristam pensò avesse i secondi contati, il nemico l'avrebbe individuato all'istante. Però era ancora vivo, “strano”, pensò lei. Non poteva aiutarlo in quel momento, non ne era in grado. Udì un albero collassare fragorosamente, fortunatamente non sopra di lei. Un altro soldato camminava guardingo tenendosi basso. Dalle vibrazioni che produceva il suo peso, Cristam avrebbe giurato si trattasse del caposquadra Simon. Dondolava leggermente, aveva un fucile in mano. La sua tuta era danneggiata, tremava e i suoi piedi affondavano nella neve. Peccato per lui, pensò la Eniss. Simon si stava avvicinando sempre di più all'uomo a terra. Meno di venti metri da Cristam. Il caposquadra si fermò un lungo momento a pochi passi dal ferito, quindi gli andò vicino e si chinò su di lui, lo toccò a una spalla.- No, va via! - esclamò il soldato a terra.Simon si sentì afferrare alla testa e stringere con una tale violenza che i suoi occhi schizzarono fuori dalle orbite. Qualcosa lo trascinò verso l'alto e lo scaraventò ad alcuni metri di distanza contro una roccia. Simon fece fuoco col fucile, urlando impazzito. Il gigante gli piombò sopra e l'umano emise un ultimo lamento soffocato, prima di morire con le ossa maciullate.La Eniss ne approfittò per uscire dalla neve e scappare via. Le racchette da neve funzionavano ancora, le ci vollero pochi secondi per sparire fra gli alberi. Cercò di ricordare dove fosse finito il suo fucile. No, non poteva trovarlo. Poteva prenderlo a uno dei cadaveri, ma doveva prima tornare indietro senza essere vista. Impossibile contattare il comando con le apparecchiature fuori uso. Era sola, ma lo aveva previsto. I lunghi allenamenti l'avevano preparata a situazioni come quella. Ora che non aveva più il peso della squadra, né il suo aiuto del resto, Cristam corse rapidissima sul manto nevoso, saltò cespugli e volò fra i rami incendiati aggrappandosi con i potenti artigli e bilanciandosi con la lunga coda. Non temeva più le trappole, dovevano essere tutte saltate. Raggiunse in breve il luogo dell'attacco dalla direzione opposta, salì su di un albero per guardare dall'alto la scena della distruzione. Le fiamme divampavano a macchie nella foresta, alcuni incendi erano arrivati molto lontani. Il cielo nuvoloso era rischiarato dal fuoco e non c'era più modo di nascondersi nel buio della notte.Il ramo su cui stava Cristam bruciava e scricchiolò sotto il suo peso, lei si spostò su di un altro prima che cadesse. Vide un movimento fulmineo a terra tra i fumi. C'era qualcosa ancora vivo laggiù. Individuò la posizione di dove le navette erano cadute. Tra le fiamme una delle navette si scostò e si rovesciò su di un lato. Cristam pensò a un assestamento del relitto, ma sul terreno piano la cosa era sospetta. Dalla carcassa del velivolo provenne un terribile rumore di lamiere contorte.La Eniss lo vide. Stava aprendo il veicolo con una forza inaudita. L'obiettivo era un gigante di quasi tre metri. Avvolto da un mantello di stracci, si poteva solo immaginare quanto muscoloso potesse essere. Cristam stimò dai suoi passi che dovesse pesare circa quattro quintali e tramite i suoi sensi lo sentì respirare a fondo, digrignare i denti per lo sforzo. Il colosso non aveva paura, non sentiva il freddo, né il dolore. Era molto arrabbiato. Decisamente fuori di sé. Sradicò dalla carcassa una parte del corpo del veicolo e si dileguò così com'era apparso. Cristam si chiese cosa avesse sottratto. Scese dall'albero per non venire individuata, anche se sapeva di poter essere percepita da un momento all'altro. Tuttavia il nemico era impegnato a fare altro. Doveva approfittarne. Raggiunse i relitti, erano trasformati in un rogo e non poteva avvicinarsi più di tanto. I piloti erano morti. Trovò i resti di alcuni umani. Il soldato Marc era letteralmente inchiodato a un tronco, il suo fucile gli attraversava lo stomaco ed era conficcato nel legno. Il dito era incastrato nel grilletto, l'uomo era stato freddato un istante prima di poter sparare. La Eniss liberò il fucile con uno strattone e se lo mise in spalla.Non dovette attendere a lungo per capire cosa l'obiettivo stesse architettando. Un raggio di plasma si levò dalla foresta e colpì una delle navette sfuggite alla prima aggressione. Il gigante aveva rimesso in funzione il cannone del relitto e lo stava usando come fucile personale. Il veicolo esplose in volo. L'ultima navetta di supporto rispose al fuoco. Iniziò una battaglia a colpi di cannonate. La foresta tornò a essere scossa dalle esplosioni.Cristam si avvicinò a Ferdinand, il ferito che era stato usato come esca. Il suo cuore batteva ancora, ma ne aveva per poco, la spina dorsale era spezzata e aveva perso troppo sangue. La neve attorno a lui era di un rosso scuro.Ferdinand aprì gli occhi e cercò di parlare. Tossì ripetutamente, sputando fiotti di sangue. Il suo comandante gli sollevò la testa e gli tolse la maschera distrutta.- È un mostro – disse lui, con un filo di voce.- Dove si nascondeva, mentre aspettava?Ferdinand sembrò pensare per alcuni istanti. - Non... si nasconde - non riuscì a dire altro e svenne.Cristam si mosse rapida in direzione dell'obiettivo, lo percepì dritto di fronte a lei, stava puntando il cannone contro il cielo. La Eniss spianò il fucile e fece fuoco nella direzione in cui le indicavano i sensi, centrando il colosso in pieno petto. L'urlo agghiacciante del mostro ferito sconvolse la foresta come un'esplosione. Lui lasciò cadere la pesante arma, ruzzolò nella neve e sparì fra gli alberi. Un colpo non l'aveva abbattuto.Però adesso era ferito. Cristam sentì l'odore della carne bruciata e gli andò dietro. Corse a lungo, l'obiettivo la stava trascinando fuori dalla zona. Forse stava fuggendo, o più probabilmente stava cercando di riorganizzarsi. Non perdeva sangue, il colpo aveva cauterizzato istantaneamente la ferita. Un difetto di quei fucili che lei avrebbe riportato al comando. La carne fumava ancora, percepiva distintamente l'odore della pelle del maschio che friggeva. Doveva approfittare del vantaggio e raggiungerlo subito. Il fuggitivo era veloce, ma anche lei, riusciva a mantenere una distanza tale da non perdere la pista. O era lui che non voleva farsi seminare?Si rese conto che quell'essere non lasciava impronte sulla neve, anche se avrebbe dovuto scavarne di profonde. Non avrebbe dovuto possedere racchette da neve speciali o altre tecnologie utili. In teoria.Presso un albero caduto le tracce si confusero. Ora Cristam lo sentiva in tutte le direzioni. Non andava bene. Si era fermato e aveva girato in tondo per confonderla. C'erano altre trappole? Salì su di un albero abbastanza alto da poter osservare attorno. L'obiettivo non l'avrebbe seguita, era troppo pesante e avrebbe spezzato qualsiasi ramo.Sentì sibilare l'aria. Fu solo un brevissimo istante, il tempo sufficiente perché i suoi riflessi reagissero d'istinto. Si tuffò dall'albero prima che una lancia di metallo la trafiggesse.Metallo. Dove lo prendeva? Corse nella direzione dalla quale la lancia era stata scagliata, ormai l'odore della pelle carbonizzata era una pista inutile. Colse un movimento fulmineo fra gli alberi e fece fuoco più volte, cercando di costringere l'obiettivo a spostarsi e così vederlo di nuovo. Ora che la Eniss aveva rivelato la propria posizione, si mosse, aggirò il punto che aveva colpito e annusò l'aria. C'era qualcosa di strano. Si accostò a un cumulo di rami accatastati, non era naturale. Erano stati messi lì per nascondere qualcosa, lei infilò un braccio per capire cosa vi fosse celato. Toccò del cemento.Un bunker!Non le fu difficile individuare l'entrata, mimetizzata con poco terriccio e nascosta solo da un sottile strato di neve fresca. Aprì un pesante portellone, non era sigillato. Da sotto proveniva un forte odore di marcio. Muffa, animali in decomposizione da tempo. Il puzzo dell'obiettivo. Non riusciva a capire dove fosse di preciso, ma di sicuro era passato da lì di recente. Avanzò lungo la rampa di scale, preceduta dalla canna del fucile. Si richiuse il portellone sopra la testa, per essere sicura di accorgersi se qualcuno entrava o usciva.La sua concentrazione era al massimo. Non sentiva più il vento all'esterno, né lo strusciare dei rami, né il rumore della neve che cadeva. Solo il proprio respiro, il cuore e i muscoli tesi. Avanzava lenta, misurando ogni passo.Ecco, l'odore nauseante di un cadavere. Era il corpo di una Eniss! Il fetore dei succhi gastrici risaliti dopo un pasto. Quel mostro si era mangiato una sua simile, forse più di una. Si era mangiato anche gli umani che occupavano il bunker.Non lo vedeva, non lo sentiva, dove diavolo era?Le prime sale del bunker erano piccole, c'era una cucina con i resti del macabro pasto, un salotto con le poltrone consunte e librerie con volumi scientifici. Nessuna luce accesa, lei vedeva con la vista a infrarossi.Una porta stagna celava altre stanze. Cristam si avvicinò, girò la maniglia e tirò verso di sé. Un'aria pesante con poco ossigeno si riversò su di lei. La prima a guardare dentro fu la canna del fucile. Il pavimento era cosparso di detriti, di ogni sorta di oggetti da laboratorio, sembrava ci fosse stata una violenta lotta. Non aveva dubbi riguardo a questo. C'era stato anche un incendio, spento con della polvere che ancora galleggiava nell'aria. Un corpo carbonizzato era disteso all'ingresso di un ufficio e le pareti erano chiazzate ovunque di sangue rappreso.Un momento prima era sola, un attimo più tardi se lo vide comparire davanti. Con un braccio alzato balzò rapidissimo verso di lei, pronto a schiacciarla. La Eniss guizzò di lato, il colpo prese solo il fucile, scaraventandolo a terra e mandandolo in pezzi. Il mostro la imitò, con una brusca virata le andò addosso, Cristam saltò e riuscì a gettargli le braccia attorno al collo e a volteggiare in aria finendogli sulla schiena, prima che lui potesse afferrarla.Era una gara di velocità. Lui era furibondo, lei tutt'uno con la sua missione. Gli artigli potenti affondarono nella gola del gigante, facendo uscire fiotti di sangue caldo. Il colosso l'afferrò per la collottola e la gettò lontano, mandandola a infrangere il vetro di un laboratorio. Cristam abbatté dei carrelli e rovesciò strumenti e provette, ruzzolando in fine sotto una scrivania.Quando l'obiettivo raggiunse il laboratorio, lei gli scagliò contro il tavolo, una sedia e l'attaccapanni, con tale violenza che il titano dovette arrestarsi e difendersi parando con le braccia. La Eniss si dileguò lesta oltre il vetro rotto e quando si voltò lui era già volatilizzato. Cristam abbatté una porta con un calcio e attraversò un corridoio in tutta fretta. Non aveva bisogno di percepirlo, lo sapeva che era dietro di lei. Aveva scoperto perché era così difficile individuarlo. Aveva capito come era apparso così, senza che lei lo vedesse prima. Possedeva poteri ipnotici e li aveva usati per non essere individuato nella neve.L'avevano costruito bene quegli scienziati. Un'arma da guerra micidiale, più potente di una Eniss. I mezzi degli umani non erano riusciti a fermarlo e lei doveva farcela da sola adesso. Ma come?Colpì una porta con gli artigli, ricavando un grosso buco attraverso il quale s'infilò. C'erano rastrelliere alle pareti, l'odore di polvere da sparo non l'aveva ingannata. Era un'armeria, ma l'avevano già saccheggiata, non era rimasto niente. Udì soltanto un passo, l'ultimo prima che la porta venisse disintegrata dietro di lei. Si voltò e non vide nessuno. Un violento colpo le fece perdere il senso dell'orientamento e non capì se quello che aveva appena urtato era un muro o il pavimento. Si spinse con le gambe d'istinto, per non rimanere ferma, schivò qualcosa che colpendo il muro staccò dei pezzi di cemento, scagliandoli come proiettili tutt'intorno. Cristam si ritrovò a compiere una piroetta, facendo leva sulle spalle nel nemico che non vedeva. Era uno spazio angusto, con i piedi camminò sul soffitto, individuò l'uscio e si lanciò in quella direzione. “Pensa in fretta”, si disse, “ora o mai più.”Il gigante non perse tempo, usò la sua massa per sfondare il muro spesso mezzo metro e tentare di acciuffare la sua preda prima che si allontanasse. Ma anche la Eniss non si vedeva più, però la percepiva, era tornata indietro per nascondersi in un ufficio. Basta, non poteva più sfuggirgli, pensò. Si precipitò per raggiungerla, l'avrebbe schiacciata sotto la parete dietro la quale si era rifugiata.L'ufficio era di fronte a lui, gli sarebbe bastato un balzo per raggiungerlo. Si stupì a guardare la Eniss che emergeva da dietro la parete e si alzava in piedi, fiera, come se alla fine desiderasse una morte meno vergognosa.Udì un sibilo, che subito divenne un soffio acuto e i suoi occhi furono inondati di una polvere accecante. Di nuovo fu costretto a fermarsi, i suoi sensi erano confusi. Maledisse quella piccola stupida.Cristam gli scaricò addosso l'estintore, la polvere lo rese immediatamente visibile, l'inganno ipnotico era finito. I lineamenti duri sul volto del mostro si contorsero in una smorfia di rabbia assurda. Il colosso tentò di colpire la Eniss, avanzando e menando a caso, scuotendo solo la nuvola di polvere. Lei sollevò l'estintore e glielo scagliò sulla testa con tale violenza da far esplodere la bombola.L'urlo del titano mandò in frantumi i vetri non ancora rotti. Non la percepiva più. Non ci vedeva più e nei suoi orecchi rimbombava il colpo ricevuto. Nemmeno le esplosioni dei cannoni l'avevano ridotto così.Si era nascosta bene stavolta. Infuriato, afferrò un carrello e lo usò come clava per sfasciare qualunque cosa attorno a lui.Poi si calmò.- So che sei ancora qui – disse. - Ora vengo a prenderti e poi ti divorerò, come ho fatto con gli altri.Annusò l'aria. Seguì una pista che lo condusse più a fondo nel bunker, fino a un magazzino. L'odore proveniva dal pavimento. Il gigante alzò un piede e pestò a terra, sfondando il pannello che copriva l'intercapedine del condotto dell'aria. Sentì dei movimenti veloci, era lei che strisciava lì sotto. Il mostro balzò e puntò nel luogo in cui doveva trovarsi la Eniss. Atterrò e sprofondò con le gambe nel pavimento, l'aveva schivata per un soffio e lei stava già scappando. Lui non si arrese, la seguì schiacciando il condotto a ogni passo, costringendola ad andare più veloce. Per un attimo sentì una coda strusciargli fra le gambe e poi infilarsi come un sorcio nel tubo. L'aveva quasi presa, era sempre più vicino. Afferrò un palo di metallo a portata di mano e prese a colpire il pavimento dinanzi a lui, per fermare la Eniss, inchiodarla lì dov'era.Ma quant'era veloce! Però ormai l'aveva fregata. La parete distava solo due metri e l'intercapedine saliva sporgendo lungo il muro, per cui la Eniss non aveva altra scelta che percorrere un fragile condotto esposto. A lui sarebbe bastato allungare le braccia ed estrarla dalla tubatura. Estasiato al pensiero di schiacciarla, iniziò a ridere. Udì gli artigli della Eniss conficcarsi nel metallo per iniziare a salire. Attese solo un secondo e poi infilò le potenti mani nel tubo, strappandolo dalla parete e tirandolo a sé. Se lo strinse al petto, per stritolare con rabbia qualunque cosa vi fosse intrappolata.Il bruciore fu tremendo, il dolore inaudito. Il liquido gorgogliò ribollendo copioso fuori dalla condotta e inondò il gigante e il pavimento. Il vapore gelido saturò l'aria togliendogli il respiro. L'azoto liquido del circuito di raffreddamento dei laboratori si stava riversando nel magazzino. Il colosso subì un'ustione profonda, la sua pelle si congelò all'istante e si sgretolò mentre il gigante retrocedeva. Le mani e le braccia andarono in pezzi, sentì il volto sbriciolarsi. Camminava a piedi nudi e il freddo intenso gli spezzò tutte le ossa fino al ginocchio.Il fuggitivo collassò, immergendo la schiena nell'azoto che ribolliva. Emise un ultimo lamento gutturale prima di morire, ormai a brandelli.Da un foro praticato attraverso una condotta parallela, due occhi gialli osservarono la scena. Il gigante suo nemico era ormai irriconoscibile, i suoi arti non si vedevano e nemmeno la testa era più al suo posto. Dal tronco emerse un endoscheletro metallico. Ecco cosa l'aveva reso così potente oltre all'ingegneria genetica: l'ibridazione con le macchine. E chissà cos'altro nascondeva quel cadavere ormai disfatto.Cristam si trascinò nella foresta, il freddo e la neve stavano avendo la meglio sull'incendio. Esausta e infreddolita, tornò alla zona dove era avvenuto il primo attacco, recuperò un fucile ancora integro, aziono la torcia e fece dei segnali in direzione della navetta che si teneva in quota. Dopo poco una squadra di ricognizione scese a controllare. Lei li accompagnò nel bunker, ciò che rimaneva del corpo dell'obiettivo fu recuperato e di lui non se ne seppe più nulla.In fine la Eniss fu riaccompagnata all'ala. Agata l'accolse con dei freddi complimenti e poi il solito distacco. Il ritorno alla civiltà fu silenzioso, tranquillo, come se il tempo si fosse fermato. L'incanto venne interrotto solo dal sole che sorgeva.
Il mio personaggio furry in una serie di racconti: Eniss
come ricorda Aristofane: “Ingiurare i mascalzoni con la satira è cosa nobile. A bene vedere significa onorare gli onesti”
bedwyr-bedrydant
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Bedwyr_Bedrydant
BedwyrBedrydantWow! Botte da orbi! XD
Non vedo l'ora di leggerne ancora![]()
Fox012345
Dixit WriterTi piace proprio? Sono contento![]()
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Bedwyr_Bedrydant
BedwyrBedrydantbello, una lettura appassionante![]()

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