Cap.3 Lo sventurato destino.
Oramai lontana dalla locanda dove ebbe lasciato, alle amorevoli cure di Sascha e Giorgia, la giovane e inconsapevole erede, la balia camminava con aria incupita in direzione del castello, rimuginando alla storia da raccontare al re, per indurlo a credere nella morte della piccola.
Sulla strada principale, affollata da carri e mulattiere, in lontananza distinse la carrozza che il re gli ebbe dato a disposizione per il viaggio finale, verso il luogo di riposo dell'indesiderata.
Affrettando il passo la raggiunse, e dopo aver discusso con il cocchiere riguardo la sepoltura, per non destare sospetti montò in carrozza. Il viaggio non durò più di qualche ora, ma questo tempo alla balia sembrò infinito, qualche cosa non andava come doveva, il suo piano era troppo semplice, il re avrebbe mandato a cercare la tomba per accertarne la morte.
Dubbio, perplessità, incertezza tormentavano Andreè, il pensiero che la piccola potesse essere trovata da qualcuno, persino uccisa, a questo pensiero scoppiò a piangere, il cocchiere sentì le lacrime della balia e si commosse anch'egli.
Arrivati a palazzo vennero accolti dalle guardie reali, e scortati lei e il cocchiere, in presenza del re:<<Guardie, lasciateci!>>, le guardie presenti nella sala la abbandonarono, accompagnate dal fragore delle loro armature lucenti.
<<Balia, voglio sapere se ciò che ho comandato è stato fatto>>, lei frastornata dall'accoglienza e ancora in lacrime, rispose<<Si mio signore, la crudeltà da voi richiesta è stata compiuta...>>, con un tono arrogante e scoraggiato, <<E tu cocchiere...>> riprese con tono solenne<<Hai veduto l'opera compiuta?>> il cocchiere sorpreso di essersi visto tirare in ballo in una cosa di cui non poteva avere idea rispose<<Si mio signore ho veduto l'opera ed è stata raccapricciante tanto da farmi piangere>>, sforzandosi fece scendere una lacrima ripensando alla balia che piangeva durante il viaggio.
Il re soddisfatto, con aria spocchiosa richiamò le guardie e disse<<Guardie! Sbattete questi due nelle segrete.>>.
Il presentimento della balia era fondato, ma non riguardava la salute ne della piccola ne della principessa, ma la sua stessa. Non si lamentò e seguì le guardie, vedendo che collaborava e conoscendo il carattere del re, non la sfiorarono nemmeno, aspettarono semplicemente che si voltasse per indicargli la via. Tutt'altro dovettero fare con il cocchiere, lui si buttò in terra in ginocchio supplicando il re di trovare ragioni,<<Sire ve ne prego! No ho niente a che fare con questa donna. Dimenticherò tutto, da me non sentirà più neppure una parola sull'accaduto. Vi scongiuro risparmiatemi non ho fatto nulla di male.>> continuò anche mentre le guardie lo trascinavano per le gambe, continuava a cercare la pietà del re, ma anche lui sapeva che nel cuore del re non v'era pietà, ma solo odio e orgoglio.
Raggiunte le segrete, una guardia seduta in fronte ad una massiccia porta in legno, rinforzata da barre di metallo evidentemente corrose dalla ruggine, si levò e corse ad aprire, un forte scatto metallico sbloccò la serratura, il cocchiere vista la porta prese a piangere a dirotto,<<Io sono innocente, non ho fatto nulla! Lasciatemi andare!>> una delle guardie che lo teneva da una spalla disse spingendolo<<Lo sappiamo che sei innocente, e ancor più di te lo è la balia, ma questa è la volontà del re, come possiamo noi opporci a un sovrano!>>, sentite queste parole il cocchiere smise di dimenarsi e cominciò a camminare rassegnato al suo destino, singhiozzando e piangendo senza sosta, di tutt'altro animo era la balia, sembrava felice, la testa china cercava di nascondere un sorriso e una lacrima di gioia, conosceva anche lei il suo destino, ma l'anonimato della sua opera la rincuorava, il pensiero che non avrebbe estinto il suo debito con Sascha, le fece salire una risata dal cuore, però il pensiero dell'inevitabilità della sua sorte le faceva lacrimare copiosamente gli occhi. A questa vista le guardie e il guarda porta rimasero perplessi, commossi dal suo pianto si fecero anche loro contagiare lasciando scendere una lacrima, ma non potevano opporsi, dovevano compiere il loro compito. Quando la balia smise di ridere ripresero la marcia verso la cella, lungo un profondo buio corridoio maleodorante, con topi che uscivano copiosi da sotto le porte delle varie celle, arrivarono a una porta in legno con quelli che dovevano essere dei numeri in metallo, completamente sgretolati dalla ruggine, il guarda porta con il suo mazzo di chiavi in mano si avvicinò alla porta, a fatica inserì la chiave e la girò, con un sonoro scricchiolio la porta si aprì, una scena raccapricciante si propose di fronte agli occhi dei condannati e delle guardie, un mezzolupo della prima stipe era buttato in un angolo buio della cella, dei topi gli correvano fuori dal camiciotto, portava al dito un anello d'oro, alla balia sembrò subito familiare quel povero sventurato e sopratutto gli sembrò familiare quell'anello, il guarda porta con un cenno chiamò un inserviente che dal fondo del corridoio, dalla parte opposta dai condannati, con un cenno di disapprovazione, prese un grande telo da terra li dove era seduto, si alzò pesante e sbadigliando camminò verso la cella da cui si sprigionava un penetrante odore di carne in decomposizione, la balia continuava a pensare all'anello e alla sua storia, era convinta di averlo già visto, l'inserviente arrivò d'avanti alla cella, guardando dentro con una smorfia di disgusto, disse<<Ma perché i cuochi non avvisano mai quando qualcuno muore? Ci godono tanto a farci recuperare i cadaveri di questi poveracci così mal conci?>> quando ebbe finito di parlare, il guarda porta con una verga gli diede una frustata pesante sulla schiena, questo prese a sanguinare macchiando il, già evidentemente macchiato di sangue, camice da lavoro, lui fece una sola smorfia, era chiaramente abituato a riceverne e non ne faceva più caso, porgendo un lato del telo al guarda porta, entrò nella cella tappandosi il naso e girando il volto dal disgusto, il guarda porta doveva essere assuefatto a questi lavori, entrando nella cella disse ai due prigionieri:<<Mi dispiace per voi che vi tocchi questa cella ma è l'unica disponibile, avreste dovuto condividerla con lui ma a quanto pare si era stancato di vivere.>>, allargando il telo e passandolo sotto il cadavere lo sollevarono e raccolsero dentro il telo stesso, la mano con l'anello scivolò fuori dal telo restando a penzoloni, nessuno dei due ci fece caso, trascinarono fuori il sacco con il pesante carico, passarono vicino alla balia che prontamente strappò dalle pelose dita cadaveriche, il prezioso oggetto che subito infilò in tasca,<<Non preoccupatevi la cella sarà pronta per voi tra breve!>> disse la guardia con un sorriso in volto.
Mentre l'inserviente portava su per le scale brontolando il carico, il guarda porta si riavvicinò ai condannati con un secchio in mano, lo gettò in terra nell'angolo dove giaceva lo sventurato,<<Ecco fatto, pronta per accogliere i nuovi arrivati. Mi dispiace per la vostra sorte avversa, non solo condannati ingiustamente ma avete dovuto assistere a questo scempio.>> aspettò che le guardie accompagnassero dentro i due forzati, appena uscì l'ultima guardia prontamente chiuse la porta,<<Dentro sono rimasti gli effetti di quel povero lupo, fatene ciò che volete, ora sono vostri.>> la balia si sedette su una seggiola aspettando che le guardie e la porta dell'ingresso delle segrete fosse chiusa, sentito lo scricchiolio della porta, cavò fuori dalla tasca l'anello del povero defunto, lo fisso insistentemente sotto lo sguardo attonito del cocchiere, improvvisamente la balia divenne scura in volto.
ho voluto lasciare un pò di suspance
P.S:non fate caso ai possibili errori di scrittura, ho appena finito di scriverlo...
MUHAHAHAhA ora vi lascerò soffrire un pò....
appena un pò
giusto un pò
e va bene va bene mi metto a scrivere il seguito........ che insistenti hahaha
ora che mi avete dato spago non vi libererete di me e delle mie storie infinite...
grazie ancora
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