Vediamo come continua. ^_^
Lo so, lo so. Il nome è inglese, il modo di raccontare è infantile, forse ci sono troppi rimandi alla mia ultima lettura. Eh, mi capita così u.u ma la posto lo stesso, perché magari piace a qualcuno... non si sa mai
Non spendo altre parole e vi lascio alla lettura!
I - Una Svolta
La giornata era iniziata proprio male. Ancora un cattivo voto a scuola, ancora grida da ascoltare a casa. Ma era tutto pronto sotto il letto: qualche soldo racimolato grazie ai nonni, pochissimi vestiti, qualcosa da mangiare. Era tutto quello che gli sarebbe servito, per un po' di tempo. Doveva solo entrare senza farsi sentire. Prese dallo zaino nero un mazzo di chiavi, scelse quella giusta e la infilò nella toppa della porta con attenzione. Tirò leggermente la porta indietro, perché non facesse rumore aprendosi. Subito vide l'ingresso davanti a sé, quello di una casa piuttosto grande, che mostrava una scala subito di fronte e due porte, una per lato, a destra e a sinistra. Di persone che gironzolavano non c'era traccia, solo l'odore del pranzo che la solita signora stava cucinando. Con un balzo fu alla base delle scale, quindi prese a salirle a due a due, fino a sgattaiolare nella sua stanza. Tirò un sospiro di sollievo mentre chiudeva la porta, finalmente al sicuro. Lasciò che il suo sguardo corresse per la stanza, per assicurarsi che tutto fosse al suo posto (ovviamente c'era un gran disordine, ma in quel disordine sapeva trovare tutto quello che occorreva). Ma il suo era lo sguardo di chi guarda le cose per l'ultima volta. Si avvicinò alla scrivania di legno scuro, allungò il braccio e prese un bracciale di cuoio, su cui erano incisi dei disegni: un tao, delle ondine, qualche ideogramma. Lo appoggiò sul braccio scurito dal sole degli ultimi giorni, lo voltò e con un po' di difficoltà allacciò i lacci che tenevano chiuso il bracciale. Quando rialzò lo sguardo incontrò la biblioteca, inclinò un poco la testa verso sinistra e lesse con calma i titoli dei libri, che gli scorrevano davanti agli occhi rievocando immagini di storie già vissute. Probabilmente portare un libro sarebbe stato un peso eccessivo. Chiuse con una mano il pc portatile che restava, spento, sulla scrivania, quindi si voltò ed incontrò la sua immagine nello specchio. I lineamenti del giovane erano cambiati molto nel giro di un anno, così restò un pochino ad osservarli. Passò un dito sulla guancia e osservò che la barba stava cominciando a ricrescere, con una nota di disappunto. I capelli lisci e scuri accarezzavano appena il collo, così decise di raccoglierli in una piccola coda improvvisata. L'ultimo sguardo lo riservò per i suoi stessi occhi, chiedendosi per l'ennesima volta il motivo per cui la natura gli aveva riservato l'occhio destro di color ambra, mentre quello sinistro era verde. Scosse appena la testa, dicendosi che i suoi genitori potevano piombare lì da un momento all'altro. Si piegò sulle ginocchia e tirò in avanti il tappeto che era nascosto sotto il letto, tirando assieme anche uno zaino che sembrava star lì da parecchio tempo. Lo aprì e vi mise dentro qualche altro effetto personale, quindi lo chiuse per bene, prese un libro e si sdraiò sul letto, aspettando la solita visita della madre.
Circa un quarto d'ora più tardi una signora che indossava un paio di pantaloni abbastanza eleganti, una maglietta attillata e una giacchina appoggiata sulle spalle, con l'aria di chi rientra stanco dal lavoro, arrivò alla porta bianca della camera del ragazzo ticchettando per il corridoio con i suoi tacchi. -Ciao caro- squillò una voce acidula aprendo appena la porta, mentre il ragazzo le portava pigramente appena uno sguardo, per poi tornare a impegnarsi nella lettura -com'è andata a scuola?- non diede nemmeno il tempo di rispondere, che bofonchiò qualcosa sul fatto che tra qualche momento ci sarebbe stato il pranzo, che doveva assolutamente controllare l'operato della signora, perché oggi aveva avuto una giornata pesante...
Era tutto come sempre. Questa era la solita scena. Ormai quelle azioni erano diventate talmente meccaniche che forse non si sarebbe nemmeno accorta di qualunque cambiamento. Era esattamente ciò in cui lui sperava, nel momento in cui prendeva lo zaino da sotto il letto, lo imbracciava e si stiracchiava. Il cuore gli batteva più forte del solito, mentre apriva la porta. Si avvicinò senza problemi alla scala, ma fu costretto ad accucciarsi quando vide la madre camminare come un militare passando tra la cucina (la porta sulla sinistra) ed il salone (la porta sulla destra) ed urlare che aveva visto una macchia di sporco, e la signora doveva raggiungerla immediatamente. Aspettò che la sagoma della signora Whin affiorasse dalla porta, passeggiando tranquilla nelle sue pantofole bianche e guardando il cielo, forse pensando al fatto che poteva di certo trovare un impiego migliore di quello, quindi affrontasse sua madre, iniziando a litigare in toni molto alti, così lui poté passare inosservato, sia mentre scendeva veloce le scale, sia mentre apriva e chiudeva la pesante porta di casa.
Si guardò attorno, chiedendosi se qualche vicino potesse vederlo, ma si tranquillizzò pensando che quella era ora di pranzo, e quasi nessuno girava per strada a quell'ora. Prese una bicicletta appoggiata sul tronco di un albero, e iniziò a pedalare.
II - La Stazione
La stazione non era troppo distante da casa, per fortuna. Lasciò la bici in un vicolo poco distante, prese dalla tasca dei biglietti (erano per dei treni regionali, perché potesse utilizzarli per qualunque corsa di quei treni) e si diresse alle porte della vecchia stazione. Su di un cartellone che mostrava le partenze trovò il treno che cercava, e fortunatamente non doveva attendere molto. Restò qualche minuto a guardare il cartellone cambiare le proprie scritte ruotando i pannellini come sempre, sorridendo quando qualche lettera usciva fuori sbagliata, quindi imboccò il sottopassaggio per arrivare al binario 3. Salì velocemente le scale e riaffiorò sulla banchina, dove c'erano altre quattro persone ad aspettare: una mamma giovane con una bambina che faceva i capricci per essere portata in braccio, un anziano e una ragazza che girava fra le mani una grande cartina, curiosa di scoprire quale fosse il giusto verso, costretta a tenere le braccia spalancate perché la cartina era grande quasi quanto lei. Il ragazzo si sedette su una panchina ad aspettare, mentre osservava curioso questa ragazza.
Lei finalmente desistette (forse aveva trovato quello che cercava) e cercò di piegare la cartina, ma ovviamente sbagliò il verso, quindi la piegò per come le sembrava e la ficcò con forza nel sacco a tracolla che portava. Sembrava un po' scocciata da tutto questo, e gli occhi azzurri correvano all'orologio della stazione. Questa piccola ragazza indossava dei jeans lunghi, rivoltati sui piedi perché le stessero bene, e altrettanto stretti in vita con una cinta di pelle. Perfino la camicia bianca era legata con un nodo in modo che le lasciasse una parte di ventre scoperta, e le maniche erano rigirate fino quasi al gomito. All'improvviso si voltò di scatto verso sinistra, correndo a seguire con lo sguardo la testata del treno che si avvicinava, mentre i suoi lineamenti si addolcivano.
Fu così che la perse di vista, mentre saliva sulla carrozza a cercare un posto a sedere.
Per fortuna trovò il posto singolo, così poté prendere il lettore mp3, girarsi verso il finestrino e lasciare che il viaggio passasse da sé, semplicemente guardando le colline che scivolavano davanti ai suoi occhi.
Si sentiva decisamente più leggero ora che era tranquillo. Pensò ai suoi compagni di scuola (quei tre o quattro con cui era solito scambiare due chiacchiere durante la ricreazione) e si chiese cosa avrebbero pensato se il lunedì (era venerdì) non l'avessero visto a scuola, con una punta di divertimento.
Tornò a sedersi dritto, stanco della sua posizione, e guardò a sinistra. Un signore piuttosto anziano leggeva un giornale, e dalla sua posizione poteva leggere le ultime pagine. C'era il meteo, che indicava giornate di sole per i prossimi giorni primaverili, un riquadro che si occupava della luna piena che sarebbe arrivata la notte successiva, spiegando che si trovava nella posizione in cui è più vicina alla terra, l'oroscopo che saltò a pié pari e il sudoku che avrebbe voluto completare, se solo avesse avuto quella pagina. Che noia. Chiuse gli occhi e si addormentò.
III - Buio Pesto
Forse erano passate ore. Forse giorni. Forse settimane. Quando aprì gli occhi era in un posto oscuro, e sentiva che c'era qualcosa che non andava. Il suo primo pensiero andò al fatto che avrebbe potuto mancare la fermata del treno a cui intendeva scendere, ma... Evidentemente non si trovava al suo posto. Nell'oscurità non riusciva a mettere a fuoco ciò che aveva intorno, non un raggio di luce riusciva a raggiungerlo. A giudicare dalle fitte che ogni tanto gli arrivavano dalla testa, probabilmente doveva aver battuto il capo. Una goccia d'acqua lo fece sobbalzare cadendogli sul naso. Si assicurò che ogni suo arto fosse sensibile, quindi si mise seduto. Aveva ancora con sè il suo zaino, ma non c'era traccia del lettore mp3. Si accorse che aveva qualche ferita lungo il corpo, come se fosse caduto più volte. Si trovava seduto su delle rocce, doveva essere in una grotta. Alzò un braccio e si assicurò che poteva alzarsi in piedi senza pericolo di battere la testa, quindi portò le mani ai pantaloni e li scrollò da una certa quantità di terra e polvere. Quando alzò la testa si sentì mancare l'equilibrio. Probabilmente era molto debole. Il naso captò l'odore di qualcosa. Forse era un'animale.. Gli passò per la mente che poteva essere nella tana di qualcosa, così decise di fare meno rumore possibile. Iniziò a camminare nell'oscurità, tastando il terreno a ogni passo. Ogni tanto sentiva qualche goccia d'acqua cadere sulle rocce. L'aria era calda e pesante, e peggiorava la situazione.
Man mano che procedeva si accorse che il soffitto si abbassava, così fu costretto ad abbassarsi. Quando fu quasi carponi si accorse che poco più in là c'era della luce che filtrava dall'esterno, e il suo cuore sobbalzò. Velocizzò il passo, costringendosi a procedere sdraiato a terra. Finalmente arrivò all'esterno, trascinandosi sull'erba. Lanciando uno sguardo indietro, concluse che probabilmente era rotolato lì dentro. Sì, ma da dove?
La risposta fu semplice e immediata. Davanti a lui giacevano quattro vagoni di un treno... Quello in cui lui transitava. Quello davanti era ancora in piedi, anche se aveva finito la sua corsa contro una roccia, mentre gli altri tre erano riversi a terra. I vagoni avevano lasciato la traccia a terra fin dalle rotaie.
Si chiese come tutto quello fosse potuto accadere. Realizzò che là dentro potevano esserci ancora delle persone, così si avvicinò ad una delle finestre, distrutta in mille pezzi. Con una mano fece cadere molti frammenti del vetro, quindi si appoggiò con entrambe le mani e fece forza, fino a poggiare un piede e tirarsi nel treno.
Tutto aveva un'aria decisamente diversa da come l'aveva lasciata. Riconobbe il primo vagone come quello in cui viaggiava, rivide il suo posto e ritrovò anche il lettore mp3, ovviamente scarico e spento. Per il resto, era completamente deserto. Come se nessuno ci fosse mai stato? Eppure su un sedile scorse una grossa macchia di sangue. E l'odore che si respirava era forte e pungente. Si voltò e si avvicinò alla pedana che fungeva da scambio tra i due vagoni, piegandosi per poter passare. Con un po' di fatica arrivò al secondo vagone, ma anche questo era vuoto. L'odore si fece più forte, caricandosi di odore di sangue fresco. Scavalcando i sedili e aggrappandosi ai sedili di sopra arrivò fino al terzo vagone, e finalmente vide una persona. Era svenuta, rannicchiata in un posto, vicina fortunatamente a un vetro che non si era rotto nell'impatto. La raggiunse e vide che il braccio era coperto di ferite. Forse erano state le scaglie degli altri vetri, forse l'impatto. Quando la guardò in faccia notò che era la ragazza di prima, e che respirava ancora. Poteva farcela. Le passò un braccio intorno alle spalle, quindi prese anche l'altro e se la caricò sulle spalle, tenendola in modo che non cadesse. Si voltò verso l'ultimo vagone rimasto, ma ricordò che già mentre viaggiavano era vuoto, quindi concluse che non doveva esserci rimasto nessuno. L'unico modo che aveva per uscire era tornare al primo vagone, così iniziò a scavalcare i sedili portando anche lei.
Finalmente fu all'aria aperta, e se ne riempì i polmoni. La fece sdraiare a terra, strappò un pezzo della sua maglietta e ne fece una benda come aveva imparato a fare in un corso fatto tanto tempo fa a scuola, sulla sopravvivenza. Prese dal suo zaino una bottiglietta d'acqua, quindi ne bevve un po' per calmare la sua sete, e bagnò anche un fazzoletto che le passò sul viso e sulla fronte, quindi vicino alle ferite, per assicurarsi che non vi fossero scaglie di vetro. La ripulì da un po' di terra, quindi controllò che respirasse ancora.
Si chiese che fine avessero fatto tutti gli altri che si trovavano su quel treno. Concluse brevemente che erano stati soccorsi. Ma tutti tranne lei?
E dov'erano tutti coloro che si muovono nei casi di emergenza? E il resto del treno?
Lasciò la ragazza a terra e si avvicinò al primo vagone, per capire come potesse essersi staccato da quello davanti. Dalla parte sinistra trovò un gigantesco bozzo, come se un ariete l'avesse speronato. L'urto doveva essere stato talmente forte da staccarlo dalla carrozza davanti, che probabilmente si era salvata grazie alla locomotiva che la trainava, e farlo uscire dai binari, fino a trascinarsi quaggiù. La testa iniziò a girargli, mandandogli nuove fitte, così decise di tornare a distendersi accanto alla ragazza. Si addormentò di nuovo.
IV - A ogni risveglio un posto nuovo?
Stavolta il risveglio fu più piacevole, dato che mi trovavo su di un soffice letto. Ebbi un sussulto, e mi chiesi se ogni volta che mi svegliavo dovevo trovarmi in un posto nuovo. Forse era qualche dimensione nuova? Una fitta alla testa mi ricordò che tutto quello che ricordavo era successo davvero. Portai una mano alla testa, scoprendo con stupore una fasciatura. -Dove sono...?- mormorai, guardandomi intorno. -A Cape of Tranquility. Hai dormito due giorni- mi rispose una voce femminile e gentile. Decisamente non era mia madre. Dalla porta che si trovava dalla parte opposta della stanza rispetto al letto in cui riposavo si affacciò la ragazza del treno. Sorrideva, nella mano destra portava una tazza di qualcosa fumante, mentre la sinistra era stretta al petto in una fasciatura. Scossi la testa a ricordare le ferite che aveva subito. Mi tirai a sedere, guardandomi intorno. Era una camera dall'apparenza molto femminile, doveva essere la sua camera. -...Scusa- mormorai, immaginando quanto disturbo potevo aver arrecato. Rimase alquanto sbigottita dalle mie parole, quindi rise, facendomi sprofondare nella vergogna.
-Non preoccuparti, devi sapere che ho un divano molto comodo- disse, mentre si sedeva su una sedia vicino al mio letto e mi allungava la tazza di the. La bevvi in un sorso, quindi cercai di alzarmi nonostante le proteste della mia testa... e del mio stomaco. -Grazie dell'ospitalità- dissi, quindi mi avvicinai alla porta. Lei continuava a fissarmi, che fastidio. -Non hai dove andare, vero?- chiese, prima che uscissi. -Puoi restare qui se vuoi. Innanzitutto potremmo andare a mangiare qualcosa... E potresti dirmi il tuo nome. Io mi chiamo Relin-. Aveva fatto tutto da sola, senza lasciarmi modo di rispondere. Mi sentivo talmente intontito e affamato, che la sua offerta mi sembrò quasi accettabile, per quanto detestassi restare così a contatto con degli estranei. O meglio, con chiunque, dato che non avevo che qualche conoscente. E poi ora che ero a Cape qualcosa (e chi l'aveva mai sentito nominare?) non sapevo nemmeno dove andare. Aveva ragione lei... almeno per ora. Annuii e le risposi -Mi chiamo Gabriel-.
V - Il Paese
Eravamo usciti di casa, trovandoci direttamente sulla piazza del posto. Notai subito che a terra v'era solo dello sterrato, e le case intorno a me non erano di certo moderne. Una signora, davanti alla porta di casa, cuciva a maglia e lanciava occhiate nella mia direzione. Notai che sorrideva, ma non ci feci caso più di tanto. Al centro della piazza c'era un pozzo, a cui qualcuno attingeva ogni tanto. Dei bambini giocavano con una palla colorata, mentre un adulto li cacciava via gridando che così gli avrebbero rotto di nuovo le finestre del locale. Tutta la gente del posto che avevo visto fino a quel momento aveva una carnagione piuttosto scura, forse per via del sole che in quel momento batteva a picco sulla piazza. Era mezzogiorno. Attraversammo la piazza ed entrammo in un locale dall'apparenza rustica. Mi accorsi che c'erano diversi visitatori che venivano a mangiare in questi locali. La ragazza salutò affettuosamente un signore anziano che ci venne incontro, doveva essere il padrone del locale. Ci fu uno strano scambio di sguardi tra di loro, ma il signore guardò nella mia direzione e sorrise -Benvenuti ragazzi! Volete mangiare qualcosa? Sedetevi, ci penso io!- e si affrettò a indicarci un tavolo, quindi sparì dietro una tenda che separava il locale dalla cucina. Tutti i tavoli erano in legno, così le sedie, il pavimento (che scricchiolava ad ogni passo), le colonne, le travi e il soffitto spiovente. I visitatori dimostravano di gradire il locale, guardandosi spesso intorno. Dal canto mio... provavo una strana sensazione di calore.
-è mio zio- disse lei, mentre ci sedevamo, a rispondere a una domanda che non avevo posto. -Da quando sono piccola, se non ho voglia di cucinare, vengo qui a mangiare. Non sarà un problema se ci sei anche tu- sorrise, per farmi sentire a mio agio. Ma io ero troppo rimbambito per potermi preoccupare di questo.. Accolsi perciò molto favorevolmente la pasta e la carne che mi fu portata, quindi mi sentii molto meglio. Mi tornarono in mente i ricordi dell'incidente, così guardai lei con apprensione, e se ne accorse. -Senti... volevo chiederti, sai cos'è successo?- le chiesi, timidamente. Sembrò accigliarsi e scosse la testa -No, non ricordo molto. Ricordo solo un grosso impatto... e ricordo di essere stata sbalzata in avanti. Ho urtato col braccio sinistro contro una lamiera che sporgeva, quindi sono finita su un'altro sedile vuoto... E poi niente. Non ho avuto notizie.. Giornali, telegiornale... Niente parla di noi. E tutti quelli che viaggiavano con noi... Sembrano scomparsi nel nulla- Disse in tono basso. -Non dovremmo raccontare quello che è successo?- le risposi. Per un attimo sul suo viso si dipinse un'espressione di paura. Quindi mi guardò a lungo senza parlare. -No... meglio di no. Non mi piace tutto quello che è successo... Non voglio alzare un polverone- mi disse, lasciandomi spiazzato. Ci alzammo da tavola, ringraziammo lo zio per il pranzo, quindi camminammo per il paese in silenzio per un po'. Le strade erano state costruite secondo il principio romano, tutte perpendicolarmente tra di loro. Non era difficile perdersi per le viuzze del centro, fortunatamente lei sembrava orientarsi facilmente. Salutava spesso dei conoscenti, presentandomeli. Inutile dire che dopo qualche minuto non ricordavo nemmeno la metà dei nomi di coloro che avevo conosciuto. Tornammo a casa e mi stesi sul divano a riposare.
VI - Segnali di stranezza
Aprii gli occhi, convintissimo di essere ancora nella mia camera. Tra poco sarebbe di sicuro suonata la sveglia, magari sarei andato a scuola. L'idea mi stava già mettendo di malumore, così mi voltai verso destra.. Cadendo a terra con un tonfo. Eh no, decisamente non avevo sognato fino a quel momento, o se era un sogno.. stava continuando, ed era fin troppo realistico! Appoggiai la mano destra a terra e mi alzai in piedi, mentre cercavo ancora il mio equilibrio.
Dalla finestra filtrava un solo timido raggio di luna. Dalla stanza accanto udii il ronfare (sonoro, accidenti, non si addice ad una signorina! Ma che altro potevo aspettarmi?) di Relin. Raggiunsi il bagno a tentoni e là decisi che era il momento di lavarsi almeno un po', così optai per una doccia... anche se di acqua calda non ce n'era. Pazienza. La doccia fredda mi fece svegliare definitivamente, così decisi che era il momento giusto per starsene un po' da soli. Infilai i miei panni e uscii di casa.
Il paese non era illuminato. Non un lampione, non una lampada, illuminavano la strada. Alzai lo sguardo ed incontrai la luna, che risplendeva pallida e bellissima. Un piccolo spicchio le era stato tolto, segno che la luna piena era passata. Ciònonostante in quel momento risplendeva abbastanza da illuminare bene tutto il paese. Certo, non è che la luna fosse sempre piena... Chissà perché non c'era illuminazione. Doveva essere davvero un paese sperduto. Il locale in cui avevamo pranzato era chiuso in questo momento, lasciando al posto della solita atmosfera rilassata una certa aria spettrale. Non c'era nessuno in giro, come c'era da aspettarsi. Esattamente quello che volevo, un po' di pace. Forse mi sarei abituato presto a quel posto. Infilai le mani nelle tasche e mi incamminai, lanciando giusto qualche sguardo a destra e a manca ogni tanto.
Procedevo per un'unica via diritta: così non mi sarei perso. A ogni passo un po' di polvere si alzava dal terreno assieme al mio piede, ogni tanto calciavo un sassolino, e solo questi rumori riempivano l'aria del paese, oltre a quelli di qualche piccolo roditore nei paraggi. O almeno così pensavo, finché, passando davanti una casa di legno, non udii un tonfo sordo. Mi impietrii e iniziai a guardarmi intorno, allarmato. Non poteva provenire dall'interno dell'abitazione: era qualcosa di molto vicino. Guardai a destra e feci qualche passo, voltando l'angolo che l'abitazione descriveva. Sulla parete di questa c'era un foro alto almeno due metri e largo almeno un metro. Sentii il sangue raggelarsi nelle mie vene. Qualunque -cosa- avesse potuto aprirlo, doveva aver avuto un'arma potente. Istintivamente mi schiacciai contro la parete, respirando in modo più affannato di prima. Mi sforzai di ragionare. Come potevo aver sentito un -tonfo- e non aver sentito il rumore che fa il legno nel momento in cui si spezza? Non era stato un danno lieve. Ebbi paura ed iniziai ad indietreggiare, quando vidi affiorare dal buio del foro una sagoma dagli occhi rossi. Mi voltai e iniziai a correre.
A presto il resto (waa ho fatto un giochino di parole XDD)
Taliesinthedragoon
Taliesin-the-dragoon
Taliesin MeiklejohnVeramente moooolto interessante. L'azione è dinamica, veloce ma comunque rende bene l'idea dei vari posti che il protagonista visita. Il modo in cui il tempo passa è scandito in modo veramente ben ricercato (l'idea dei riferimenti lunari è ottima).
L'unica cosa non ho capito bene perchè dal 4° capitolo il narratore sia passato dalla terza alla prima persona! E' stato per scelta?
grazie mille! ^__^ sisi, al 4° capitolo è stata una mia scelta. Dettata più da motivi miei che motivi veri... Al solito è difficile non sentirsi un po' protagonisti mentre si scrive XD i ogni caso appena posso aggiorno >.< così magari si capisce anche perché l'ho postata qui.. XD
Taliesinthedragoon
Taliesin-the-dragoon
Taliesin Meiklejohn
Invece a me la narrazione sembra abbastanza solida. Ci sono solo due punti che ti posso annotare:
- riorganizzerei un poco le frasi (alcune possono essere unite o riassunte) dato che il senso di alcune frasi sembra essere percepito spezzato o sincopato, e a meno che queste sincopi non siano state poste li di tua cosciente iniziativa credo che frammentino la fluidità della narrazione.
- in un paio di punti starebbe bene dilungare leggermente, soffermandosi un poco di più a raccontare le emozioni o le sensazioni, in modo da approfondire meglio l'aspetto di alcune sequenze. Sembra, come dire, esserci una certa fretta nel narrare la storia: la scrittura non ha bisogno della fretta, ne di andare piano. Deve andare al passo che ha bisogno, ne più ne meno. A volte soffermarsi un poco può giovare anche nei racconti concitati, studiando il punto e l'approccio giusto. In alcuni punti ho incontrato qualche difficoltà ad immaginare i luoghi: avrei preferito come lettore ricevere qualche piccolo dettaglio in più che mi orientasse sull'ambiente.
A volte le storie hanno bisogno del loro tempo per svilupparsi: fai conto che, per esempio, proprio la mia storia con Mirai, Special Human Cat, ci ha impiegato almeno 8 episodi prima che la trama iniziasse ad intrecciarsi e svilupparsi realmente...
Non farti ingannare da chi presume che una storia veloce corrisponda a una storia narrata alla svelta, e che i lettori non hanno voglia di leggere cose che vogliono dilungarsi un poco: qualcosa fatto di svelta è qualcosa che si lascia i pezzi per strada. E una storia a pezzi è narrata da schifo, e chi fa una narrazione a pezzi è un incapace.
Una "narrazione veloce" consiste solo se la narrazione è fatta in modo compatto, ossia dire tutto il necessario in tutta la sua completezza ricorrendo al minor uso di parole e frasi, così da ottenere una forma che è sia veloce da leggere ma anche pienamente espressiva nell'immagine che genera (necessario in particolare per le scene d'azione). Ma la completezza è il criterio essenziale, perché l'unico che determina la realtà e la percezione dei fatti nella scrittura: venendo meno alla completezza rendi zoppa la percezione sui fatti, mozzando la tua espressività nel risultato finale.
In pratica prenditi tutto il tempo (narrativo) che ti serve per ogni parte, usando come metro il come deve essere percepita la scena dal lettore, e tralascia da parte le "mode stilistiche" che qualcuno ti potrebbe suggerire, perché vengono da pivelli (e non mi conta se hanno venduto milioni da copie, per me restano sempre pivelli: se hai un buon marketing alle spalle puoi vendere anche il letame a peso d'oro) che non hanno idea di che cosa significhino i termini "studio e disciplina"...
Comunque mi sembri avere delle capacità, e se vuoi sei sulla buona strada per progredire. E fai conto che dispendo opinioni solo se qualcuno mi sembra capace di progredire.
Il passaggio tra le varie persone non è un errore (tecnica che tra l'altro uso anch'io in alcune occasioni), ma sarebbe meglio farla per ragioni narrative, a seconda di quale forma possa dare maggiore espressività alle situazioni poste nella trama. Questi passaggi nella tua storia si potrebbero fare anche frequentemente, ma consiglierei di adottarli a seconda se le situazioni nelle puntate si percepiscano meglio se osservate dal punto di vista del protagonista, e quando invece si vedono meglio fuori di lui (nella prima e nella seconda credo che la percezione sia migliore guardando come esterni, mentre nella terza la suggestione può essere più forte guardando le cose con i suoi occhi).
....acciderbolina! °° mi sento lusingata di tante parole su questa storiellina. I tuoi consigli sono molto utili... quando scrivo mi trovo sempre nella situazione in cui ho il timore di ciò che potrebbe pensare chi legge. Forse proprio da questo deriva l'errore di scrivere con "foga"... cercherò di scrivere con calma. Anzi anzi, ora mangio qualcosa e poi mi metto a scrivere
EEDITTTT VII capitolo °°
VII - Riconoscere quella nota in più?
-è mai possibile che tu non possa accettarti?- diceva una voce, prima che potessi capire qualcosa. Dal buio affiorò un tavolo. Feci qualche incerto passo in avanti, tendendo le mani. Sembrava piuttosto lontano... come se fosse stato il tavolo irraggiungibile di un interrogatorio. Stranamente dopo due passi avevo già il fiatone. Mi appoggiai sulle ginocchia, piegandomi in avanti, per riposarmi e respirare. Lasciai che lo sguardo corresse a cercare altri punti di luce, magari più vicini, ma niente. Al contrario, un'altra sagoma si avvicinò al tavolo con movimenti aggraziati e sinuosi. Stese una mano sul tavolo, appoggiandola dolcemente. Restai a fissare quella mano, quindi ricominciai a salire. Era una persona di sesso femminile. A dir la verità, non era una ragazza. O meglio... accidenti, come spiegarsi? Su tutta la pelle visibile v'era una folta, liscia e ben curata pelliccia. Nella parte che si rivolgeva verso la pancia e sulle braccia e gambe era nera, mentre per il resto era di un marroncino chiaro. La differenza non era netta, ma andava sfumando. Il suo viso era allungato, a definire con tratti delicati un musetto rosa, contornato da una leggera peluria bianca. Gli occhi profondi e neri erano contornati da delle macchie di peluria scura. Due orecchie fine ed eleganti svettavano tra i capelli castani che un po' ricci le cadevano scapestrati sulla fronte, quindi le correvano fino ad accarezzare i fianchi. Deglutii. Era stata lei a parlare? Forse si. Girò lo sguardo ed incontrò il mio. Come aveva fatto a vedermi nell'oscurità? Mi feci forza e decisi di andare avanti. Allungai ancora una mano: iniziavo a vederne il profilo stagliato in controluce... Ed aveva degli artigli. Le dita erano affusolate. C'era.. peluria? Che cosa...?
-Gabriel! Gabriel, avanti! Accidenti, non vuoi saperne di svegliarti, eh? Ora ci penso io...- come proveniente dal nulla sentii come una scarica fredda attraversarmi tutto il corpo. Spalancai gli occhi. Relin aveva avuto la malsana idea di darmi la sveglia con una secchiata di acqua fredda!! Zuppo e infreddolito restai sbigottito a guardarla, ancora indeciso se fossi sveglio o meno. Sembrava piuttosto arrabbiata e divertita al tempo stesso, mentre mi indicava il pavimento sul quale avevo dormito.
-Dov'è che sei stato questa notte, eh? Che diamine hai fatto?- wow, anche la predica dovevo beccarmi... oltre lo spavento. Ok, iniziavo a capire cosa faceva parte della realtà e cosa del sogno. -Sono andato a fare una passeggiata.- mentii spudoratamente -sono inciampato e sono ruzzolato.- Relin, che probabilmente non aveva creduto alla mia palla, si voltò e andò in cucina senza rispondermi.
Mi resi conto che il mio aspetto non doveva essere dei migliori, tanto più che avevo strappato i miei pantaloni sulle ginocchia per trascinarmi. Andai in camera di Relin, guardandomi intorno per cercare il mio zaino. L'avevo lasciato lì, mi pareva. Mi accorsi curiosamente che Relin aveva ancora il letto sfatto. Trovai il mio zaino e tirai fuori l'unico -ahimé- cambio che avevo, ancora. Ed erano altri jeans scuri, alla faccia dell'originalità. Facevo queste considerazioni, quando decisi che poteva essere una cosa carina rifarle il letto. Ci sarebbe voluto un attimo. E dire che era una cosa che non facevo mai quand'ero solo, chissà perché decisi di farlo. Stirai e con una mano mi aiutai a stendere il lenzuolo, quando notai un ciuffo di... capelli? No... ...erano peli. Ed erano marroncini. Mi ricordai con un flash della donna che avevo visto in sogno. Persi di nuovo il limite tra sogno e realtà, ma mi dissi che tra la donna che avevo visto e Relin c'era una differenza mostruosa. Però m'infilai quei peli in tasca, deciso a capirci qualcosa di più.
Ultima modifica di Miku; 27/08/2008 alle 13:46
Ho notato solo dopo un pò che hai messo un altro capitolo... è meglio che quando li metti sul forum li metti in una risposta a sè stante, perchè gli edit, almeno con le impostazioni che ho io, non vengono segnalati.
Ma... bè, e poi? La prossima puntata dici? A ok...
Cmq, se c'è una cosa che non ho focalizzato bene, è proprio il tavolo di cui si parla all'inizio episodio, è strano trovarsi un tavolo in mezzo alla strada, e perciò non capivo bene se l'ambiente era cambiato o se era sempre il medesimo. Forse specificare che si trattava proprio in mezzo alla strada ed ancora nello stesso ambiente sottolinerebbe di più la stranezza della situazione, e ricorderebbe che l'ambiente è sempre il medesimo.
Poi il resto si legge bene.
mamma mia!
bello bello mi ha preso---
non vedo l'ora di leggere il resto...
ti prego.. scrivilo.....
non vedo l'ora!![]()

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