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Studio Mirai

SHC Episodio 10

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Ultimo Episodio (Per Ora) da parte di Grifen.

SHC 10: IL LIBRO MAGICO

Per Toshiro non ci fu modo di discutere con suo padre: irremovibile come una montagna e sempre sul punto di esplodere come un vulcano, senza mezzi termini costrinse il figlio a "prendersi le sue responsabilità", valeva a dire che avrebbe sposato Miru indifferentemente che gli piacesse o meno. In più ebbe un'ulteriore spiacevole sorpresa: Miru avrebbe accettato il matrimonio se lui, Toshiro, avesse assolto ad una speciale richiesta, come stabiliva una usanza della quale non ne capì il senso.
Sentendosi tra l'avvilito ed il furibondo, Toshiro tornò in camera sua e si buttò sul letto. Faticava a credere in ciò che gli era appena stato detto. Miru, proprio lei che diceva che non lo avrebbe mai sposato, quella che lo disprezzava così tanto, tutto d'un colpo aveva cambiato idea. Per Toshiro una cosa del genere era impossibile, era come se il sole sorgesse ad Ovest. Che cosa aveva spinto Miru ad un cambiamento così improvviso? Scartò l'ipotesi della famiglia, perché a differenza di lui Miru riusciva a fronteggiare meglio quelle costrinzioni. Proprio non riusciva ad immaginarsi nessun motivo, e non veniva a capo della faccenda.
Ad un tratto, però, gli balenò una idea: sapeva che Miru, se avesse avuto l'occasione, avrebbe fatto qualcosa per sciogliere l'accordo tra le loro famiglie; dunque, e se quella proposta, quella strana prova, in realtà fosse stato un trabocchetto per invalidare il matrimonio infangando, però, il suo nome e quello della sua famiglia?
Adirato prese il cuscino e lo lanciò contro un muro, ritrovandosi poi seduto sul letto. Era infuriato come poche volte nella vita: era sicuro che quella di ridicolizzarlo era l'intenzione di Miru, che lo avrebbe obbligato ad un impegno impossibile e lo avrebbe ricoperto di vergogna, perchè la conosceva, era una cosa che rientrava perfettamente nel suo carattere, era da tutta la vita che lo faceva. Toshi quella volta però non lo accettò: lo avevano sempre tutti deriso, tutti gli avevano sempre voluto mettere i piedi in testa, ma quella volta non lo sopportava, non in quella maniera, non per la comodità di qualcuno che, doveva ammetterlo, odiava.
Quella volta, si promise, sarebbe stato lui a far mandare giù un boccone amaro a Miru: non importava cosa gli avesse mai chiesto, quella volta non avrebbe fallito.

Più tardi, Toshiro passò in rassegna i telegiornali e la rete informatica per sapere qualcosa in più degli avvenimenti accaduti il giorno prima. Aveva ancora i brividi per quella allucinante disavventura... specialmente per ciò che aveva fatto Miru, ed il disastro che aveva sconvolto il parco. Aveva pensato tante cose riguardo a quella ragazza, ma non che fosse veramente... un mostro. Un mostro per giunta distruttivo in tutti i sensi.
La sua sorpresa fu enorme quando vide che tutti i notiziari parlavano dell'incidente, ma non dicevano nulla sulla pirotecnica esibizione di Miru; piuttosto spiegavano che l'incendio era da attribuirsi ad un guasto elettrico, oppure ad una fuga di gas che doveva aver preso fuoco. Assurdo, pensò Toshiro! C'erano stati almeno oltre un migliaio di testimoni, possibile che nessuno avesse parlato di ciò che avevano visto? Espresse la sua costernazione dicendo ad alta voce "E' assurdo! Perchè non ne dicono nulla?"
Arancino lo interrogò "Dire cosa?"
"Che la causa di quel disastro è stata Miru! Non hai visto cosa è successo? E' stata colpa sua, altro che guasti!"
"Si, ho assistito anch'io ai fatti, e credo che dietro ci siano i nostri nemici... devono essere stati loro a nascondere il coinvolgimento della tua amica, o delle stranezze che ha fatto."
Toshiro disse inquieto "Ma Miru allora... significa che è con loro?"
Arancino si mostrò vago "Non ne ho idea. Forse la tua amica è stata usata contro la sua volontà, e non sa di essere stata manipolata. Comunque i nostri nemici hanno commesso l'errore di svelare la loro presenza, mostrando chi stanno usando per i loro piani."
Toshiro ebbe una intuizione fulminea "Aspetta, forse significa che la prova che mi ha chiesto Miru fa parte di una qualche cospirazione?"
"Può darsi," rispose il gatto "potrebbe essere una parte del loro piano, che potrebbe mirare a screditare te e la tua famiglia. Non dobbiamo fallire nel tenere a sicuro quel libro!"
Allora era vero, pensò Toshiro, che quella idea di Miru aveva lo scopo di rovinarlo! "Puoi esserne certo, non lo prenderanno mai! Lo metterò nel posto più sicuro che possiede la mia famiglia, dove non riusciranno nemmeno ad avvicinarsi!"
Arancino pensò che era una fortuna che il risentimento di Toshiro giocasse così bene ai suoi progetti: bastava dare la colpa a Miru di ogni cosa che il ragazzo finiva per credere a qualsiasi cosa il gatto dicesse. Toshiro però non avrebbe mai immaginato, invece, che era stata Bandierina ad ipnotizzare tutti i testimoni all'incendio del parco, rimuovendo dalla loro mente i fatti che avevano visto.

Miru ebbe una enorme sorpresa al suo risveglio. Oltre ad un gigantesco mal di testa, che era come se qualcuno gli picchiasse la testa con un martello, scoprì di trovarsi nel suo letto, in camera sua. Si mise seduta, turbata: come ci era arrivata? Non si ricordava di esserci mai andata a letto da ieri sera. A dir la verità, aveva un vuoto di memoria che arrivava fino al pomeriggio precedente.
Rosetta, che stava anch'essa dormendo ai piedi del letto, si svegliò con un grosso sbadiglio. "Buon Pomeriggio!" le disse la gattina.
Miru chiese "Che ore sono?"
"Più o meno le quattro del pomeriggio..."
"Le quattro? Ma è tardissimo!" esclamò la ragazza buttando all'aria le coperte, e la gatta insieme ad esse. "Comè possibile che abbia dormito così tanto? Non mi è mai successo!" Ed iniziò a cambiarsi il pigiama con gli abiti da giorno.
Rosetta strisciò fuori dal cumulo di coperte e gli spiegò "C'è stato un grosso incendio al parco, e per qualche motivo devi aver perso i sensi, per la paura o l'emozione devi essere svenuta... così ti hanno portata a casa e lasciata dormire, dopo che si sono accertati che tu non avessi nulla."
Miru ne fu stupefatta"Un incendio? E come è successo?".
"Dicono che sia stato per un guasto elettrico o una fuoriuscita di gas che ha preso fuoco... non ne sono del tutto sicuri. Quello che è certo è che sono servite molte ore a spegnere le fiamme". Miru non aggiunse altro, limitandosi ad annuire con la testa.
Più tardi ebbe una seconda enorme sorpresa: scoprì che lei aveva chiesto ai suoi genitori la "prova speciale" a Toshiro; la cosa assurda era che lei fu a chiederlo di persona, spiegando per filo e per segno la fonte a cui si appoggiava la richiesta. Peccato che Miru non si ricordasse assolutamente di averlo fatto, anche se ne aveva intenzione. Rosetta gli spiegò che si era svegliata di mattina e ne aveva parlato ai genitori, poi era tornata a letto per continuare il riposo. Miru non potè far altro che accettare quella spiegazione, nonostante la trovasse priva di senso: dopotutto non poteva neanche smentirla, dato che non si ricordava di nulla. Aveva un buco nella memoria di ore, e questo la faceva sentire inquieta. Al posto dei ricordi invece gli tornava in mente uno stranissimo sogno, tutto a tinte fosche cremisi, dove cercava di uccidere Toshiro. Solo un sogno, pensava, eppure così realistico...

La cosiddetta "prova" per Toshiro era piuttosto semplice: Miru aveva chiesto di custodire un oggetto, un libro per la precisione, al ragazzo, e lui doveva assicurarsi che non gli fosse successo nulla, come essere rubato o peggio distrutto. A parte il valore del libro, notevole perchè antico, non c'era altro di particolare in quella richiesta: un compito facilissimo, fin troppo stupido, come pensò Toshiro, tuttavia la sua conclusione fu che Miru doveva sottovalutarlo davvero tanto se gli aveva chiesto una cosa così semplice. Tuttavia egli non intendeva venire a meno del suo compito, e nonostante quel lavoro fosse una sciocchezza avrebbe fatto l'impossibile; in quanto al matrimonio in sé, avrebbe affrontato il problema in un secondo tempo.
Ed in effetti Toshiro dispiegò davvero parecchio per la sicurezza del manufatto: mandò a ritirarlo all'abitazione di Miru un furgone blindato scortato da una dozzina di guardie giurate.
Sakura non capì come, ma Bandierina era venuta a conoscenza del tragitto del furgone ed aveva stabilito un piano dalla semplicità incredibile, quasi da essere stupido. Si appostarono ad un incrocio con il semaforo, e Sakura, tenendo in braccio la gatta, doveva solo aspettare il passaggio del furgone e null'altro. Così fece.
Appena la scorta si avvicinò al loro incrocio, Bandierina ordinò alla donna di andare al bordo del marciapiede e di rivolgerla verso la colonna di auto delle guardie in arrivo. Quello che assistette Sakura fu... assurdo.
La colonna di veicoli si fermò davanti a loro, una delle guardie del furgone, di fianco al guidatore, scese ed andò sul retro, lo aprì, prese qualcosa dall'interno del veicolo, e lo consegnò a Sakura, una valigia di grosse dimensioni, e pure gli diede le chiavi per le serrature. E fece tutto con un atteggiamento assente, ebete, come se fosse privo di emozioni e pensieri. Poi rimontò sul furgone e la colonna ripartì, come se non fosse successo nulla.
Allibita Sakura faceva fatica a capire che senso avesse ciò che era appena successo... ma aveva poca importanza, aveva ciò che gli serviva; volle comunque controllare: sbloccò le serrature della valigia e la aprì. Vide un libro antico, copertina di pelle decorata, avvolta in un imballaggio trasparente. Sakura si strofinò le mani ed esultò "Evvai!"
Bandierina la incitò "E' meglio che andiamo e lo mettiamo al sicuro il prima possibile". La donna annuì, rimise a posto la valigia e si incamminò per la strada, esclamando e ridendo "Vorrei proprio vedere la faccia di quelli quando vedranno che il furgone è vuoto!"

In effetti, quando il furgone arrivò a destinazione e lo aprirono a Toshiro, si accorsero solo allora che il veicolo era vuoto. Ci fu un momento di spettrale silenzio, e Toshiro fu il primo ad urlare "Cosa?!": entrò nel furgone, si guardò attorno disperato e seppe aggiungere solo "Comè stato possibile? Qualcuno mi spieghi come è stato possibile!"
L asola cosa che poté spiegare il capitano delle guardie fu la propria ignoranza "... non ne abbiamo proprio idea, Signore".
"Non ne avete proprio idea, come sarebbe a dire?" gridò il ragazzo mentre scendeva dal furgone "Le cose non svaniscono nel vuoto!"
"Il punto" spiegò l'uomo "è che non è successo assolutamente nulla durante il nostro tragitto. E' andato tutto regolarmente, abbiamo ritirato la merce, abbiamo seguito il percorso programmato senza avere problemi fino a destinazione. Questa sparizione è praticamente... impossibile!"
"Impossibile?!" fece eco Toshiro "E allora dové la valigia!"

Un giovane uomo dai capelli neri se ne stava seduto a gambe incrociate nel giardino di uno dei templi della città, restando in meditazione. Eppure da qualche tempo i suoi esercizi di concentrazione e di quiete mentale si erano fatti più difficili del solito: c'era qualcosa nell'aria, qualcosa di inquietante e minaccioso, ma troppo vago per riuscire ad identificarlo. I suoi esercizi di meditazione servivano a quello: a distinguere quali presente nel mondo fossero naturali, appartenenti alla realtà ordinaria, e cosa no. Perchè ogni tanto nel suo mondo si infilavano forze che venivano da... altrove, e spesso malintenzionate.
Ed era quello che sentiva da qualche tempo. C'era qualcosa, non capiva esattamente chi o cosa, ma fino a quel giorno era restato in attesa, impossibilitato ad agire senza una traccia più chiara; ma ora le cose erano cambiate, aveva percepito chiaramente una presenza aliena al suo mondo. Una presenza che si era svelata con gesti di natura magica o innaturale, e che aveva percepito fortemente per due volte, ed aveva sentito qualcosa di "sbagliato" in essi.
Si alzò in piedi e guardò il cielo, pensoso. Era tempo di agire.

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Aggiornato il 17/08/2010 alle 22:55 da [ARG:5 UNDEFINED]

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